| Il linguaggio del corpo |
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di Debora Pasca
Guardatevi allo specchio, osservatevi nei minimi particolari, gli occhi, il naso,la bocca, la pelle. Così vi mostrate al mondo. Riascoltate ora il suono della vostra voce con un registratore. Quel suono nuovo è come vi sentono gli altri. Ed ora, rivedetevi in un filmato, come vi muovete, vi girate, vi toccate i capelli, così apparite agli occhi di tutti. In realtà vi vedete in un altro modo, vi ascoltate con una altra voce, vi immaginate del tutto diversi. Far coincidere l’essere con l’apparire forse é impossibile, ma iniziare a pensare che sembriamo in modo forse opposto a quel che siamo é già un passo avanti. Le lacrime, la pelle d’oca, il sorriso sono tutti mezzi per manifestare le nostre emozioni. Il linguaggio del corpo un pass per viaggiare sul treno della vita, ma non sempre i nostri sentimenti coincidono con l’espressione somatica. Certo delle spalle un po’ ricurve fanno subito pensare ad un pesante fardello che un uomo porta o un passo spedito con il petto in fuori può essere un mezzo per esprimere orgoglio e determinazione, ma queste considerazioni un po’azzardate nascondono uno studio molto più profondo... Anima e corpo sono stati da sempre oggetto di studio della filosofia. Ma il soma, corpo esanime, il cadavere, così come lo intendeva Omero, ha subito nel corso dei secoli delle lente, ma radicali trasformazioni. Anche l’anima si é distinta prima dal δαι’μων, il demone che guida le nostre azioni, e poi dallo Eros, quella unica forza che ci fa sentire più vicini agli Dei. In ogni caso il KOBRER ed il LEIB continuano ad affascinare il pensiero occidentale. Il corpo vissuto, che ci fa vivere e sentire il mondo é oggetto di studio della psicofisiologia. Secondo il Cooper “dobbiamo perdere la testa per entrare nel corpo” , ma è anche vero che soltanto l’esperienza corporea ci puo’ far entrare in contatto con quanto c’é in noi di indeterminato ed inconscio: il noumeno, la cosa in sè. Il soma rappresenta l’unico legame che ci fa entrare in rapporto con la natura e la nostra presenza nel mondo non può essere scissa dall’esistere come corpo. Per il Merlau-Ponty, infatti, è il corpo uno degli oggetti del mondo, ma anche il “punto di vista sul mondo”. La nostra psiche deve continuamente relazionarsi con la realtà esterna e il nostro corpo, camuffandosi, assumendo mille maschere e fisionomie diverse negozia il nostro apparire agli altri. Non si puo’ pensare ad un corpo biologico, senza che il suo ferreo determinismo non abbia delle ripercussioni sulla psiche. Corpo fisico e corpo psicologico s’ integrano a vicenda. E’ necessario il superamento del dualismo tra soma e psiche e le terapie a mediazione corporea si pongono come un tentativo per sanare questa dicotomia. Queste tecniche concentrano la loro attenzione sul corpo e sulle problematiche dovute ad un cattivo rapporto con esso. C’è un progressivo allentamento delle tensioni e delle espressioni ad esse collegate. Il paziente riesce ad entrare in contatto con i propri timori, le proprie difese, con la struttura caratteriale, riuscendo, infine, a vivere liberamente le proprie potenzialità. Il corpo assume una funzione preminente nella BIOENERGETICA di LOWEN e PIERRACKOS. Il termine energia é inteso nel senso di ”sentirsi vivi”. Un uomo sta bene quando questo flusso energetico é libero di muoversi, in caso contrario si ha un blocco nelle contrazioni croniche e la formazione di un disturbo emozionale. L’energia scaricandosi passa attraverso i muscoli volontari provocando rabbia ed aggressività, mentre caricando la pelle ed il sangue determina sensazioni erotiche. Il carattere dell’uomo si viene a formare durante l’infanzia, quando ogni contrattura corrisponde ad un bisogno negato. Il bambino per reagire ad una frustrazione blocca il respiro per non sentire, provocando così una contrazione cronica inconscia. Alle particolari stereotipie espresse corrispondono cinque tratti caratteriali. Il tratto schizoide avrà un’energia frammentata, concentrata nella testa, non riuscirà a mantenere lo sguardo e sentirà una tensione nei punti di giuntura. Gli é stato negato il diritto di essere e, sicuramente, sarà stato un bambino non guardato. Il tratto orale avrà poca energia, gambe esili, uno scarso contatto con la terra. A questa persona é mancato il sostegno e cercherà di conquistarlo con occhi grandi e seduttivi. Il tratto psicopatico avrà tanta energia, però bloccata nel diaframma e nelle spalle, le gambe saranno deboli e gli occhi tenderanno a tenere tutto sotto controllo. Probabilmente questo bambino é stato manipolato. Il tratto masochista, invece, avrà una compressione energetica con una tensione nelle spalle del bambino e nella gola. Per ultimo va ricordato il tratto rigido caratterizzato da molta energia, ma anche dalla difficoltà nel collegarla con l’ azione. La tensione si riscontrerà nella schiena ed avrà dei movimenti non aggraziati. Farà di tutto per farsi amare, perché non sa amare. Per diagnosticare il carattere di un individuo occorre sapere che più elementi possono convivere nella stessa persona e che non basta uno sguardo superficiale per classificarla. Affinché l’energia corporea circoli liberamente, si utilizzano esercizi respiratori oppure la tecnica del GROUNDING, che permette di scaricare la rabbia verso il basso, offrendo al paziente la possibilità di entrare in contatto con la realtà e sviluppare il suo IO. Queste tecniche permettono di superare i blocchi somatici e caratteriali e consentono, in oltre, all’energia di scaricarsi nel movimento. In questi ultimi anni l’attenzione dedicata al corpo è diventata sempre più evidente. Le cure per il proprio fisico, lo sport, la danza sono un modo per riscoprire la propria corporeità ed energia. Il corpo bello, forte, tonico ed igienico é il mito di questo secolo. Sentirsi bene fisicamente sembra un modo per vivere bene con il proprio IO. Nella narcisistica società post-moderna, dove tutto ciò che conta é l’immagine e la forma, Oscar Wilde sembra più che mai di moda quando afferma che “colui che non bada all’apparenza non é altro che un superficiale”. Il contatto corporeo é, però, un elemento essenziale della nostra vita fin da quando siamo piccoli, quando con il pianto o il sorriso comunicavamo i nostri bisogni, cercavamo la vicinanza, il calore dei genitori. Nella pratica clinica spesso si utilizzano delle tecniche di rilassamento corporeo, come il Training Autogeno, una tecnica di autodistensione elaborata dal neurologo berlinese J.H.Schultz. Il T.A. si basa sulla pratica del rilassamento muscolare che si ottiene grazie ad un atteggiamento mentale di passiva concentrazione su determinate formule standard. Questo porta ad un controllo dell’emotività e allo sviluppo di modificazioni psichiche e somatiche in senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia e di stress. Training significa “allenamento” cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, studiati per portare al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare e dell’equilibrio neurovegetativo. Autogeno significa che si genera da sé. Ciò significa che il soggetto e l’operatore devono rispettare le realizzazioni spontanee dell’organismo. La ripetizione delle formule, la progressione degli esercizi, devono seguire il ritmo personale e non aprioristici schemi fissi imposti. L’allenamento regolare e sistematico permette l’acquisizione di uno stato di rilassamento generalizzato a tutto l’organismo, accompagnato da un senso di calma e benessere, che favorisce la concentrazione sul proprio Io e quindi consente di prendere coscienza del proprio corpo e una migliore consapevolezza del rapporto che si ha con esso. Il T.A. è indicato pertanto in tutte le patologie che hanno una base di tipo ansioso. Ci possiamo ora chiedere se sia necessario liberare l’anima dal corpo, come sosteneva PLATONE, oppure se sia vero che il corpo sia inscindibile come affermava ARISTOTELE. Forse sono vere entrambe le tesi, se intendiamo l’anima come energia e l’inscindibilità come correlazione tra soma e psiche. Le mille maschere che indossiamo per presentarci al mondo non riescono a nascondere fino in fondo le nostre emozioni. Una lacrima, un sorriso possono sempre tradirci. A nulla giova, percio’, camuffarci e nasconderci. l corpo ci tradisce, perché il nostro IO si esprime attraverso gli occhi. |
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