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Adolescenti e sessualità PDF Stampa E-mail
di Flavia Coffari 

Nonostante ormai il sesso sia diventato argomento di discussione, di approfondimento e di dibattito in vari contesti, i giovani sentono la necessità di ricevere nuove informazioni che tengano conto delle loro reali esperienze.
Accanto al persitere di un alone di pregiudizio su temi quali l’omosessualità, la masturbazione e la verginità gli adolescenti esprimono da una parte l’importanza da loro attribuita alle prime esperienze sessuali ed il bisogno di consapevolezza personale e dall’altra la tensione di fronte all’ignoto e all’indefinito (il sesso ed il proprio corpo) che genera ansia.
Durante la pubertà, lo sviluppo fisico si caratterizza per il fatto di essere uno dei primi dal punto di vista cronologico e per l’essere direttamente visibile anche da parte dell’osservatore esterno.

I mutamenti dello stato morfologico e funzionale del pre-adolescente hanno sempre una risonanza psicologica, in particolare, i cambiamenti che si realizzano nel periodo adolescenziale richiedono un certo rimaneggiamento dell’identità corporea dell’individuo in quanto hanno in se stessi delle caratteristiche che possono mettere alla prova la capacità di adattamento psicologico dei ragazzi: sono rapidi (perché si realizzano in un breve arco temporale), molteplici (morfologici, sessuali, organici) profondi, ma soprattutto si compiono in un individuo che, a differenza del bambino, né è spettatore consapevole ed è dunque impegnato in un processo di controllo, contenimento, attribuzione si senso a ciò che gli accade.
L’esperienza di trasformazione corporea suscita un interesse appassionato: il corpo è minuziosamente percepito, studiato, valutato nel desiderio di scoprirlo, conoscerlo, possederlo e plasmarlo. L’aumentata osservazione di se stessi è accompagnata da una accresciuta capacità osservativa nei confronti dei coetanei, con i quali ci si confronta continuamente sopratutto per valutare la propria inadeguatezza ed il proprio valore personale. L’attenzione verso gli altri e le loro reazioni ai propri mutamenti provoca tuttavia, anche un incremento dell’attenzione verso se stessi.
L’adolescente avverte che il proprio aspetto esteriore è molto importante per essere accettato dagli altri.
Diverse ricerche mostrano come l’immagine corporea abbia un influenza positiva o negativa sul concetto di sé, a seconda rispettivamente del livello di soddisfazione o insoddisfazione rispetto al proprio aspetto fisico. Anche le relazioni interpersonali risentono del grado di piacevolezza fisica dell’adolescente, che risulta essere uno dei fattori di popolarità presso i pari. Thornton e Ryckman (1991) hanno trovato che sia il senso di attrazione sia l’efficienza fisica sono correlate significamene con l’autostima tanto nei ragazzi che nelle ragazze.
Lo sviluppo della conoscenza di sé segue un percorso che va dal corporeo allo psicologico: mentre i pre-adolescenti per la descrizione di se stessi pongono l’accento sull’aspetto corporeo e sulle attività fisiche, gli adolescenti fanno sempre più riferimento a concezioni di sé più astratte, più centrate sui tratti di personalità e sui loro modi abituali di essere, pensare ed agire.
In misura crescente i cambiamenti corporei vengono, quindi, integrati come aspetti e secondo Lutte (1987) il fatto che molti ricordino il periodo della pubertà come una fase tranquilla e senza problemi è probabilmente dovuto all’utilizzo di meccanismi di difesa.
Il periodo puberale impone quindi all’adolescente una ridefinizione del rapporto con il proprio corpo sessuato, configurandosi di conseguenza come un momento critico per il consolidamento dell’identità di genere. 

Nonostante i mutamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti sessuali della popolazione e benché siano aumentate le fonti di informazione disponibili, la maggior parte degli adolescenti giunge alla scoperta della sessualità senza un’informazione/educazione adeguata. Gli adolescenti infatti, evidenziano tanto il possesso di una conoscenza approssimativa ed imprecisa, quanto il bisogno di continue conferme giacchè i canali informativi che essi generalmente utilizzano sono i coetanei e più raramente i genitori e la scuola. Non dobbiamo dimenticare che l’educazione è, in ogni campo, il migliore strumento preventivo a nostra disposizione.
La pubertà e l’adolescenza sono tappe evolutive fondamentali per l’ampliamento del raggio delle relazioni affettive non più centrate quasi esclusivamente sulla famiglia. Il gruppo dei pari prima ed un partner sessuale poi acquistano un’importanza preponderante. Il gruppo dei coetanei svolge diverse funzioni tra cui quella di convalidare, tramite il consenso comune ed il senso di intimità, l’identità personale dell’adolescente alla ricerca di un più stabile ruolo sociale. Perciò il gruppo assolve la funzione di schema di riferimento preciso nella fase di transizione verso ruoli adulti. L’adolescenza rappresenta uno stadio fondamentale di passaggio per la vita mentale dell’individuo per provare i diversi tipi di identità personale, prima di definirsi in modo più radicale per ciò che riguarda i ruoli sociali, sessuali, della professione, del lavoro. L’influenza dipende dal bagaglio psicologico che il ragazzo porta con sé quando entra a far parte del gruppo. Così un adolescente che sia in netto contrasto con i genitori tenderà ad adottare con maggiori probabilità un gruppo di coetanei quale termine di riferimento primario.
L’educazione socio-affettiva si propone di agire a due livelli: individuale e del gruppo classe.
A livello individuale ha come scopo lo sviluppo dei sentimenti di accettazione di sé e di fiducia nelle proprie capacità, la promozione a risolvere problemi interpersonali ed affrontare situazioni di stress emotivo. Individualmente lo porta a migliorare il rapporto con se stesso, aumentandone l’autostima e sviluppandone la capacità di accettare i propri vissuti, di elaborarli e comunicarli all’interno di un particolare contesto sociale, il gruppo classe.
A livello di gruppo classe, ha lo scopo di valorizzare le competenze relazionali dei ragazzi, incoraggiando rapporti emotivamente gratificanti e significativi, fondati sull’apertura verso l’altro, sulla realistica percezione del sé e del partner. Mira a promuovere modi di stare insieme in classe fondati sulla cooperazione, solidarietà, soluzione democratica di conflitti e sul mutuo rispetto, stimolando all’interno del gruppo le competenze affettive e cognitive necessarie al raggiungimento di questo obiettivo.
Generalmente gli adolescenti si rivolgono ai consultori familiari ponendo domande che hanno a che fare con la “normalità” dei comportamenti sessuali, con alcune ansie relative al corpo e ai suoi cambiamenti o con la profilassi delle malattie a trasmissione sessuale. In tale ottica è importante che ci sia un’educazione sessuale come intervento preventivo.
E’ nella famiglia in particolare che i giovani apprendono le modalità della vita di coppia parentale, acquisendo le regole relazionali su come vengono espressi l’affetto e l’amore. Il rapporto dei figli adolescenti con i propri genitori è caratterizzato tanto dai desideri di vicinanza che da quelli di allontanamento e la comunicazione intorno alla sessualità viene ad essere inglobata in questo meccanismo ambivalente. Parlare di sessualità in famiglia diventa quindi particolarmente difficile sia per i figli, che si rivolgono di conseguenza ad altre fonti, che per i genitori, i quali spesso tendono a delegare tale funzione a figure esterne, non definite, oppure ad affidare al caso la conoscenza di questi argomenti.
Nei genitori emerge la perplessità nel parlare con i figli adolescenti, la mancanza di sicurezza di sapere gestire l’interazione e la preoccupazione di intromettersi nella sessualità emergente del figlio, di scoprire troppo apertamente la propria e la preoccupazione di essere poco informati di fronte a ciò che il figlio può già sapere. Inoltre, è diffusa tra i genitori la paura che il parlare di questi temi incoraggi l’attività sessuale dei ragazzi stessi. Proprio per le ambivalenze e le conflittualità denunciate dai genitori e dai figli, che caratterizzano l’interazione di queste tematiche in famiglia, si può dedurre che tale contesto non può e forse non deve, costituire l’ambito di riferimento esclusivo per gli adolescenti in tema di educazione alla sessualità, ma deve prevedere la costante e continua collaborazione con altre strutture deputate a questo compito.
Probabilmente la via migliore per un corretto intervento di educazione sessuale rimane quello di dare ai giovani la possibilità di confrontarsi su questi argomenti attraverso molte fonti di informazione, vedendo uniti in un unico fronte i genitori, la scuola, il consultorio, i coetanei, i mass-media ecc.
Bibliografia
Simonelli C., 2000, I cambiamenti corporei e la sessualità in adolescenza, Rivista di Sessuologia Clinica VI – 99/2, 53-58, Franco Angeli.
Simonelli C., 2000, L’educazione psico-affettiva nella scuola, Rivista di Sessuologia Clinica VI – 99/2, 59-64, Franco Angeli.
Simonelli C., 2000, Ricerca su un campione di studenti e insegnanti e insegnanti di scuola media sull’educazione socio-affettiva, Rivista di Sessuologia Clinica VI – 99/2, 65-86, Franco Angeli.
Simonelli C., 2000, L’educazione psico-affettiva nei consultori per gli adolescenti, Rivista di Sessuologia Clinica VI - 99/1, 31-37, Franco Angeli.
 

 
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