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Come i bambini arrivano al mondo PDF Stampa E-mail
di Eleonora Manna 

L’ingresso al mondo del neonato avviene, come possono testimoniare milioni di donne, con tanta fatica; ma tale evento è veramente drammatico e angosciante come potrebbe sembrare? Si parla spesso di possibili complicazioni fisiche e psicologiche, di dolore non sempre sopportabile, di travagli interminabili, se pur accompagnati da gioia…di corse in ospedale per evitare il peggio! 

Ritengo che tutto ciò sia soprattutto il frutto della forte ansia che nessuno, neanche chi sta accanto alla futura mamma, riesce a controllare.

In passato non era tanto difficile partorire, tant’è vero che non era necessario ricorrere a strumenti o metodi tanto complicati. La madre partoriva in un luogo familiare, da lei personalmente scelto e dunque rassicurante come la propria casa. Poteva contare sull’aiuto di altre donne che avevano vissuto la stessa esperienza, o che potevano ritenersi in qualche modo intime e sufficientemente esperte. Era il loro affetto a contenere l’ansia della donna partoriente, così come il luogo rassicurante in cui aveva da sempre vissuto.

La madre moderna, invece, per effetto dell’ansia, viene trattata da tutti come una povera malata da salvare; l’ansia viene così trasmessa alla mamma, che comincia a convincersi dell’esistenza di un reale pericolo e di essere dunque una vera malata…l’ospedale che la accoglierà verrà inevitabilmente associato a dolore, rischio, patologia, e tali allarmanti riferimenti non potranno che renderla sempre più angosciata. Lei sa che lo scopo di tanta agitazione che la circonda è aiutarla, ma non potrà fare a meno di avvertire lo stesso disagio di chi deve essere portato d’ urgenza al pronto soccorso.

E’ inoltre scientificamente dimostrato come l’ansia rallenti i tempi del travaglio, per effetto di una sostanza chiamata epinefrina; essa aumenta in proporzione all’ansia della madre, prolungando sempre più i tempi delle doglie tanto temute. Il risultato sarà insomma un circolo vizioso, che vedrà molte delle madri moderne soffrire inutilmente, per periodi più lunghi del normale.

E’ importante soffermarsi anche sulla posizione del parto che solitamente si consiglia nella maggior parte degli ospedali e che corrisponde allo stare sdraiate su di un lettino; questa posizione ricorda molto il malato bisognoso di assistenza, incapace di muoversi. Tale posizione non facilita inoltre l’uscita del bambino, che potrebbe invece scivolare meglio e più velocemente, se la madre stesse accovacciata o seduta. Nell’antica Roma e non solo, i nostri antenati avevano intuito quale fosse la migliore posizione; venivano infatti usate sedie a cui erano state tolte la parte centrale del sedile, per permettere così al neonato di sbucare liberamente.

Anche in Nuova Guinea si usano tutt’ora tali metodi e dall’osservazione di questi parti è emerso un evidente minore sforzo da parte della madre. Per far nascere i bambini senza subire e far subire traumi, dovremmo dunque tornare ad apprendere dal passato, rivolgendo lo sguardo a chi fortunatamente può ancora vivere tale esperienza, come qualcosa di veramente naturale. Alcune donne hanno cominciato a rendersene conto ed a rivalutare gli antichi metodi usati dalle loro stesse bisnonne.

Sempre più avanza l’idea di partorire all’interno delle proprie mura domestiche, in presenza dei propri cari, usufruendo certamente dell’assistenza adeguata. Il parto è infatti un processo meraviglioso, che non ha nulla a che fare con la malattia e che non dovrebbe di certo costituire per nessuno un concreto motivo di ansia; soffrire per dare alla luce il proprio piccolo è inevitabile, ma è davvero naturale soffrire così a lungo?

 
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