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Desiderio sessuale PDF Stampa E-mail
di Valeria Cappiello 

Negli ultimi anni i disturbi del desiderio stanno aumentando molto, com’è rilevato sia a alcune ricerche di tipo sociologico sia dalla pratica clinica dei sessuologi. Sono, però, soprattutto i mass-media che tendono ad amplificare l’eco del fenomeno ed a cercare di dare una spiegazione ad esso, che di solito ricollegano alla metamorfosi dei costumi della nostra società. Cerchiamo prima di tutto di dare una definizione del DESIDERIO SESSUALE. Il desiderio sessuale è un appetito regolato da diversi fattori innati ed esperienziali, che può essere disturbato da diverse interferenze, di tipo fisico o psicologico. Il desiderio sessuale è fortemente influenzato dall’equilibrio di meccanismi di attivazione e inibizione, da fattori ormonali e da fattori esterni, come il profumo, il tatto, la vista, il suono. Il desiderio ha radici biologiche ma prende forma, per direzione ed intensità, dagli stimoli presenti e dalle esperienze passate.

Si parla di inibizione del desiderio sessuale, quando si ha una generale e persistente inibizione del desiderio sessuale, quando esso non è causato solo da fattori organici e non è il sintomo di sindromi psichiatriche cliniche. Certamente vi sono dei fattori fisiologici che possono intervenire negativamente sul desiderio sessuale: stress particolarmente forti possono provocare una depressione fisiologica del funzionamento sessuale; alcuni farmaci, come i narcotici, alte dosi di alcool o sedativi e alcuni farmaci contro l’ipertensione possono produrre una diminuzione del desiderio sessuale; anche un basso livello di testosterone, dovuto a farmaci, a stati psichici, all’invecchiamento o ad altri ormoni antagonisti può causare una riduzione del desiderio sessuale tanto nell’uomo quanto nella donna. Infine tutti gli interventi che colpiscono l’anatomia e la fisiologia dei centri surrenali del cervello possono avere lo stesso effetto inibitore del desiderio sessuale. Le problematiche del desiderio sessuale possono essere divise in primarie e secondarie, globali o situazionali. L’inibizione del desiderio sessuale primaria è piuttosto rara, in quanto si tratta di un’assoluta mancanza di interesse sessuale. Di solito ha un’origine costituzionale oppure si va a collocare in quadri psicopatologici complessi come la schizofrenia e la depressione cronica, o nel contesto di una grave malattia organica. La forma secondaria è caratterizzata dalla perdita del desiderio dopo un normale sviluppo sessuale del soggetto, che può comparire in fasi particolarmente complesse o stressanti per il soggetto quali il matrimonio, la nascita di un figlio, un lutto, una dolorosa separazione o, ancora, un incidente o la perdita del lavoro. L’inibizione del desiderio sessuale è globale quando la persona non ha più alcun interesse per la sessualità, tanto da non avere nemmeno fantasie erotiche e, nel caso si tratti di un uomo, le erezioni mattutine. Di solito una forma così invalidante si trova negli stati depressivi o nelle gravi malattie organiche. Si parla invece di inibizione del desiderio situazionale quando la persona riesce a provare desiderio solo in situazioni di maggiore sicurezza, rappresentata di solito da un partner meno adatto e meno attraente; un esempio può essere quello di un uomo che riesce ad avere rapporti sessuali solo con prostitute e non con la donna che stima e con cui vorrebbe instaurare un legame forte ed intimo. La diagnosi si basa essenzialmente sulla deduzione e sul confronto fra l’esperienza del paziente e quella che si ritiene una normale frequenza del desiderio sessuale, in relazione all’età, alla professione, al sesso e allo stile di vita della persone portatrice del disagio. Le persone con un basso livello di desiderio sessuale sembrano non provare interesse nei confronti del sesso e in situazioni che normalmente porterebbero a provare desiderio, possono arrivare a provare sensazioni negative come tensione, irritazione, rabbia, ansia o disgusto. Possono arrivare ad evitare situazioni che potrebbe metterle nelle condizioni di avere un rapporto sessuale o a ricercarle per soddisfare dei bisogni secondari, come la ricerca di calore o il non voler frustrare il partner. Mettono in atto una soppressione attiva, anche se inconsapevole, del desiderio: sviluppano massicce difese rispetto alla sessualità e reprimono la propria carica erotica anche in situazioni sessualmente molto stimolanti. Si ha una sorta di allarme psicosomatico per cui viene evitata ogni esperienza in cui il piacere sessuale può rappresentare una minaccia. Queste reazioni vanno raggruppate sotto il nome di “turn off”, che indica un particolare meccanismo di difesa che trova le sue radici in problematiche di tipo intrapsichico, relazionale, cognitivo e normativo. Dal punto di vista intrapsichico, il desiderio e il piacere sessuale trovano origine dalla rassicurazione interiore di fronte all’angoscia di poter distruggere qualcosa e dall’allontanamento della sessualità da connotati di minaccia. Questo tipo di persone, non avendo risolto i propri conflitti edipici, attiverebbe l’inconscia paura di lesioni e castrazione; vengono, quindi, trasferite sul partner caratteristiche che sono genitoriali. Il desiderio rappresenta, di conseguenza, una minaccia per cui la soluzione attuata rispetto alla sensazione di pericolo è cercare di non provare desiderio. Secondo alcuni Autori, invece, giocherebbe un ruolo fondamentale l’apprendimento: il bambino impara a reprimere la propria sessualità e a sentirsi in colpa quando prova piacere, se le risposte e gli atteggiamenti della famiglia sono in questo senso frustranti e colpevolizzanti. Il desiderio può essere spostato o bloccato. Sul piano relazionale, un importante ruolo nell’inibizione del desiderio sessuale è rivestito dalla paura dell’intimità; questa può essere temuta tanto da bloccare ogni slancio, anche minimo, verso di essa, per cui viene preferita l’assenza di tensione, di angoscia e di vitalità. Il desiderio può esistere e accrescersi solo su una prospettiva relazionale del piacere, in base alla quale quanto più la persona può prendere dal rapporto calore e attenzione, tanto più potrà esprimere desiderio e piacere. L’inibizione del desiderio sessuale è una sorta di silenzio psicosomatico, la ricerca di un anonimato che mette al riparo dal timore che i propri bisogni di accettazione e accoglienza non vengano esauditi e dall’incredulità che possano mai esserlo. A volte ciò che viene profondamente temuto è proprio il successo sentimentale, per cui provare desiderio e piacere con un partner amato e stimato è considerato difficile, se non impossibile, da sostenere, perché significherebbe doversi mettere in gioco, profondamente. È il caso di molte coppie che, pur essendo caratterizzate da amore profondo, stima e rispetto reciproci, non provano desiderio sessuale. Da un punto di vista cognitivo, risulta piuttosto comprensibile come in una situazione in cui una carica intensa di desiderio si trova di fronte ad una insoddisfazione del progetto che l’aveva promosso e mantenuto, si avrà una sua inibizione: il desiderio negherà la propria esistenza. A volte la preoccupazione per il piacere del partner e l’incapacità di comunicare i propri bisogni conducono la persona ad evitare le sensazioni erotiche al fine di mettersi al riparo dalla frustrazione. Oppure il ripetersi di esperienze spiacevoli e poco gratificanti può portare ad una crescente insofferenza nei confronti del rapporto sessuale. Infine c’è anche un piano normativo che sicuramente gioca un notevole ruolo nel modo di vivere la propria sessualità. L’ apparente maggiore libertà, piuttosto che attenuare le problematiche precedenti, ne ha aggiunte, o sostituite, altre. La vera libertà, infatti, si può raggiungere solo quando l’individuo raggiunge la consapevolezza delle proprie potenzialità e riesce ad affrancarsi totalmente dai condizionamenti e dalle repressioni. In un momento storico in cui ogni livello d’esistenza rischia di essere inquadrato in schemi rigidi, l’esperienza sessuale rappresenta qualcosa di estremamente temibile, ma nel contempo costruttivo, proprio perché non può essere inquadrata in tali schemi. La perdita di controllo che caratterizza il rapporto sessuale è fonte di timore per chi si sente costretto a programmare e controllare la propria vita sulla base di richieste interne ed esterne. Tuttavia è proprio nella perdita di controllo, nell’entrare ed uscire dalla relazione, che risiede la particolarità dell’espressione della sessualità. L’inibizione del desiderio sessuale è spesso associata ad una vera e propria fobia nei confronti di qualsiasi contatto fisico, che può sfociare in attacchi di panico o in un’ansia generalizzata che rendono impossibile affrontare di petto la problematica sessuologia. L’ ansia anticipatoria che porta queste persone ad evitare ogni situazione che potrebbe porli di fronte ad ansia o panico rende improponibile il trattamento sessuologico standard. Ecco che un’iniziale terapia farmacologia diventa importante; man mano che i farmaci hanno effetto, vengono ridotti gradualmente e viene associata una terapia psicosessuale. L’approccio terapeutico deve essere graduale e deve rispettare le esigenze e i timori del paziente. È molto importante che vi sia la collaborazione del partner e che non via siano eccessivi tentativi di boicottaggio di un cambiamento che a volte appare più difficile di uno pseudoequilibrio. Lo scopo di questo tipo di intervento è quello di portare il paziente a non inibire gli impulsi sessuali, a farli emergere con naturalezza, raggiungendo un nuovo, più funzionale equilibrio, nel più breve tempo possibile.
 
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