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di Flavia Coffari
L’eterosessualità ha bisogno dell’omosessualità affinché
quest’ultima possa essere considerata qualcosa di diverso; ha bisogno di
illudersi sulla dicotomia tra i due orientamenti, per mantenere l’idea di una
barriera, un muro con una parte giusta (normalità) ed una sbagliata
(anormalità). Continuando a considerare l’omosessualità come una polarità
opposta (non parte di una sfera diversa della sessualità umana), noi
perpetuiamo nella poco realistica e dannosa dicotomia gerarchica.
L. HUTCHINS, L. KAAHUMANU
Una discussione che tratti il tema della bisessualità deve, a mio parere,
obbligatoriamente partire da molto lontano; in particolare dalla tradizione
mitologica greca arrivata sino a noi grazie alle opere di autori come Omero,
Esiodo e Plutarco. Secondo quanto è narrato nella “Teogonia” di Esiodo il tempo
(Cronos) figlio della terra (Gaia) e del cielo (Urano) castrò il padre con un
falcetto e ne gettò i testicoli in mare. Essi furono sospinti dalla corrente
nella schiuma del loro stesso seme e fu da questo che Afrodite (dea dell’amore
fisico) fu generata. In seguito dall’unione di Afrodite con Ermes nacque
Ermafrodite, un dio androgino, dotato delle caratteristiche fisiche di entrambi
i sessi. L’androgino La parola “androgino” deriva dalle parole greche designanti
i poli di una opposizione irriducibile: anér- andros (uomo) e gunégunaikòs
(donna). Tale origine denota la complessità delle forme che la trasgressione di
tale opposizione presenta e spiegano come l’uso del termine “bisessualità” sia
preferibile a quello di androginia. Nel XVIII secolo l’argomento della
bisessualità fu ampiamente discusso da teologi, medici e giuristi in quanto il
fatto di appartenere all’uno o all’altro sesso era discriminante a livello
giuridico. Quando nasceva una persona con i genitali ambigui o che sembrava
appartenere ad entrambi i generi (un ermafrodita) era necessario accertarsi se
entrambi gli organi sessuali fossero capaci di procreare, se solo uno dei due
poteva farlo o se il soggetto era sterile. L’ermafroditismo fu diviso in due
categorie fittizie: l’androgino, o ermafrodita maschio ed il ginandro, o
ermafrodita femmina. Nella realtà la bisessualità istologica non è mai
accompagnata da una bisessualità funzionale; ciò che viene riscontrato sono
degli individui che posseggono gli organi genitali interni di un sesso, ma
sembrano appartenere al sesso opposto per l’aspetto dei loro genitali esterni.
In effetti questa non è che un’apparenza determinata da un’anomalia nello
sviluppo, non si tratta che di uno pseudo-ermafroditismo. Ermafroditismo vero
La medicina odierna definisce ermafroditismo vero, soggetti che presentano
contemporaneamente attributi maschili e femminili. Essi sono portatori
contemporaneamente di ovaie e di testicoli. Il quadro tipico è rappresentato
dalla presenza bilateralmente di tessuto ovarico con follicoli primitivi e di
tessuto testicolare con strutture tubolari. Questa gonade, che presenta un
aspetto singolare con sovrapposizione di strutture ovariche e testicolari, è
definita ovotestis . Il fatto del tutto caratteristico è che queste gonadi sono
fiancheggiate da derivati dei dotti di Wolff e di Muller. Alla pubertà i
soggetti ermafroditi sviluppano organi genitali esterni di tipo maschile e
mammelle di tipo femminile. Questo quadro testimonia una secrezione ormonale
mista, con deficit della secrezione testicolare, almeno per quanto riguarda il
MIF (fattore di inibizione dei dotti di Muller). Il cariotipo è per lo più 46,
XX con cromatina sessuale positiva, ma può anche essere 46, XY. Si conoscono
diverse varianti dell’ermafroditismo vero: bilaterale, unilaterale completo o
incompleto, laterale o alternato. Non esistono possibilità terapeutiche e di
solito si pratica un intervento tendente ad eliminare le strutture maschili ed
a ricostruire genitali di tipo femminile, allo scopo di permettere una qualche
attività sessuale. Pseudoermafroditismo femminile e maschile Con il termine
pseudoermafroditismo si indicano le anomalie della differenziazione sessuale
propriamente detta. In questi casi il sesso genetico e il sesso gonadico
coincidono, mentre vi è discordanza tra il sesso gonadico e quello fenotipico.
Gli pseudoermafroditismi sono detti maschili quando il sesso genetico è XY,
femminili quando il sesso genetico è XX. I soggetti con pseudoermafroditismo femminile
hanno un normale cariotipo 46, XX ovaie normali ed un grado variabile di
virilizzazione dei genitali esterni. L’utero, le tube e le ovaie sono normali e
la funzione riproduttiva talora è possibile dopo gli opportuni interventi
correttivi. Nello pseudoermafroditismo femminile la virilizzazione è dovuta ad
un’anormale esposizione del feto di sesso femminile agli androgeni durante la
vita embrionale. Questi possono essere sia di origine fetale, per un’iperplasia
congenita delle surrenali del feto, sia di origine materna: endogeni per la
presenza di tumori virilizzanti della gonade o surrenalici, oppure esogeni per
l’assunzione durante la gravidanza, in un periodo critico della
differenziazione sessuale, di farmaci potenzialmente virilizzanti come i progestinici
norderivati. Lo pseudoermafrodita maschile è un individuo con cariotipo XY, le
cui gonadi sono costituite da testicoli normali, ma i cui organi genitali
interni ed esterni non hanno raggiunto un completo sviluppo in senso maschile
ed al contrario evolvono verso una differenziazione in senso femminile. Gli
pseudoermafroditismi maschili possono essere divisi in due grandi categorie:
quelli derivati da deficit della funzione testicolare e quelli dovuti ad una
insensibilità periferica agli androgeni. Bisessualità e psicanalisi Nella
storia della psicoanalisi è stato Fliess che ha fatto risaltare il concetto
della bisessualità. La teoria si fonda innanzitutto su dati dell’anatomia su
dati dell’anatomia e dell’embriologia. “…Un certo grado di ermafroditismo
anatomico…è proprio della normalità; in nessun individuo di normale formazione
maschile o femminile mancano le tracce dell’apparato dell’altro sesso”. Fliess
attribuiva una notevole importanza ai fatti indicanti una bisessualità
biologica: la bisessualità è un fenomeno universale, che non si limita per
esempio, al caso patologico dell’omosessualità, ma implica conseguenze
psicologiche essenziali. Freud riassume in questi termini l’interpretazione di
Fliess “il sesso dominante nell’individuo avrebbe rimosso nell’inconscio la
rappresentazione psichica del sesso soccombente”. Freud non ha definito
chiaramente la propria posizione nei confronti del problema della bisessualità.
Egli stesso ammise nel 1930 che “…la dottrina della bisessualità presenta
ancora molti lati oscuri e la mancanza tutt’ora di un collegamento tra essa e
la dottrina delle pulsioni costituisce, per la psicanalisi, un grave
impedimento”. Freud ha sempre sostenuto l’importanza psicologica della
bisessualità; ma il suo pensiero su tale problema comporta delle riserve e
delle esitazioni che si possono così raggruppare: il concetto di bisessualità
presuppone una chiara definizione della coppia mascolinità-femminilità; ora,
come è stato notato da Freud, questi concetti assumono un significato diverso a
seconda che li si consideri a livello biologico, psicologico o sociologico;
questi significati sono spesso mescolati e non consentono di stabilire
equivalenze biunivoche tra questi livelli. Freud rimprovera alla concezione di
Fliess di sessualizzare il meccanismo psicologico della rimozione, intendendo
per “sessualizzare” attribuirle un fondamento biologico. Tale concezione,
infatti, porta a determinare a priori la modalità del conflitto difensivo, in
quanto la forza rimovente è dalla parte del sesso biologico manifesto mentre il
rimosso è rappresentato dal sesso opposto. Al che Freud obbietta: “nei maschi e
nelle femmine compaiono moti pulsionali sia maschili che femminili, i quali
possono parimenti diventare inconsci in virtù della rimozione”. Cos’è la
bisessualità? I bisessuali sono “…solo dei gay o delle lesbiche che hanno paura
di ammettere la loro omosessualità” oppure sono persone che hanno “…attrazione
e/o comportamento sessuale con persone di entrambi i generi”? (Fox, 1996). La
bisessualità è il potenziale di sentirsi sessualmente attratti e di
intraprendere relazioni sessuali o sensuali con entrambi i sessi. Una ricerca
di Eliason, che risale al 1997, svolta su un campione di studenti non ancora
diplomati, mostra che la percezione che comunemente gli individui hanno dei
bisessuali è principalmente basata su degli stereotipi. Samantha Star Straf ha
individuato nel 1998 cinque di questi stereotipi: 1) I bisessuali non esistono
2) I bisessuali sono persone confuse 3) I bisessuali hanno bisogno di avere
contemporaneamente una relazione con partner di entrambi i generi 4) I
bisessuali si godono il meglio da entrambi i mondi 5) I bisessuali diffondo
l’AIDS I bisessuali non esistono Il primo mito afferma che i bisessuali non
esistono e si basa sul fatto che non è semplice auto-identificarsi come
bisessuali (Ault, 1996). Ron Fox riporta, in uno studio del 1996, che il 4%
degli intervistati ammetteva di provare un’attrazione sessuale per entrambi i
generi, ma solo lo 0,8% degli uomini e lo 0,5% delle donne del campione si
dichiaravano bisessuali. Un risultato molto simile era stato riscontrato in
un’intervista curata l’anno prima (1995) da McKirnan, Stokes, Doll e Burzette
che riguardava le attività sessuali; il 5,8% del campione maschile dichiarava
di aver avuto, nel corso della propria vita, almeno un partner di sesso
maschile ed uno di sesso femminile ma, solo l’1% di questo gruppo si
etichettava come bisessuale. Generalmente infatti coloro che hanno avuto
esperienze bisessuali tendono ad auto-identificarsi o come omosessuali o come
eterosessuali. Non date per scontato la bisessualità di nessuno Il secondo mito
afferma che i bisessuali sono persone confuse basandosi sul fatto che spesso i
bisessuali si trovano in un periodo di transizione tra l’etero o l’omosessualità
(Eliason, 1997), sono confusi sulla loro identità o sul loro orientamento
sessuale (per paura di dover ammettere la loro omosessualità ) oppure perché
non sono in grado di affrontare una scelta dicotomica (Deacon, Reinke, Viers,
1996). Un altro modo di vedere la bisessualità è quella di un “esperimento” o
di “una fase di passaggio dell’adolescenza” (Eliason, 1997) oppure
semplicemente una scelta “circostanziale” nel caso ci si trovi detenuti in un
carcere per un lungo periodo di tempo (McKirnan et al., 1995).
L’auto-identificazione può subire modiche nel tempo; nella già citata ricerca
di Eliason del 1997 il 41% delle donne che si definivano lesbiche in passato si
erano dichiarate bisessuali mentre il 76% delle donne che si definivano
bisessuali in passato si erano dichiarate lesbiche. Risultati simili si erano
avuti in una precedente ricerca di McKirnan del 1995 dove il 65% dei maschi che
avevano avuto rapporti sessuali sia con uomini che con donne avevano mantenuto
un comportamento bisessuale per più di 5 anni; tra questi quelli che poi
avevano cambiato auto-identificazione si riconoscevano per 1/3 come
eterosessuali e per 2/3 come omosessuali. Dunque, la percezione della propria
identità sessuale si modifica facilmente in un bisessuale quando questi si
trova coinvolto in una relazione monogama (Rust, 1996). Sebbene alcune persone
dopo essersi identificate come bisessuali per un certo periodo di tempo
decidano per una differente identità sessuale altre, con una stabile identità
demoliscono lo stereotipo che li definisce persone “confuse”. Né mezzi
omosessuali né mezzi eterosessuali ma assolutamente bisessuali Sebbene i
bisessuali siano spesso stati accusati di godersi il meglio da entrambi i
mondi, in realtà sono discriminati sia dagli omosessuali che dagli
eterosessuali. Riguardo questo punto nella citata ricerca di Elison del 1997
troviamo che ben il 40% degli studenti eterosessuali giudicava la bisessualità
meno accettabile dell’omosessualità (in particolare quella maschile, 61% di
rifiuto). Che la bisessualità femminile sia maggiormente accettata dagli
eterosessuali si spiega col fatto che una delle fantasie più diffuse
nell’immaginario erotico dei maschi eterosessuali è quella di fare l’amore con
due donne bisessuali (ménage à trois). Molti omosessuali giudicano i bisessuali
più negativamente di quanto non lo facciano gli eterosessuali (Deacon et al.,
1996). Omosessuali maschi e femmine hanno lottato molto negli anni affinché la
loro omosessualità fosse riconosciuta come congenita e ritengono che i
bisessuali screditino questa teoria scegliendo alternativamente partners di
sesso maschile e di sesso femminile. Molte religioni inoltre, vedono la
bisessualità addirittura come “l’ultima perversione”. Quando si ammette la
propria bisessualità si rischia una doppia stigmatizzazione ed il rifiuto sia
da parte della comunità eterosessuale che da quella omosessuale. Così non solo
i bisessuali non prendono il meglio da ciascun mondo, ma anzi si trovano a
dover affrontare una discriminazione da parte di entrambi i mondi monosessuali.
Un sesso vale l’altro Un altro mito sui bisessuali è la credenza che questi
ultimi abbiano necessariamente bisogno di avere contemporaneamente una
relazione con un uomo e con una donna. Variazioni di questo mito sono quelle
che descrivono i bisessuali come promiscui e ossessionati dal sesso (Ault,
1996). Essi sono comunemente visti come persone che hanno più partners
sessuali, più di un partner alla volta, e un’attitudine flessibile nei
confronti del sesso. Molte lesbiche rifiutano relazioni sessuali con donne
bisessuali perché dicono che saranno certamente lasciate per un uomo (Eliason,
1997). In realtà i bisessuali non sono attratti allo stesso modo dai maschi e
dalle femmine e la maggior parte delle volte vengono attratti da caratteristiche
che non hanno nulla a che fare col genere (Eliason, 1996); essi percepiscono la
loro identità come fluttuante (Wilson, 1996). Alcuni bisessuali sono monogami,
altri poligami ed altri ancora hanno un “matrimonio aperto” che gli permette di
avere relazioni con partners dello stesso sesso, relazioni a tre, od un numero
di partners dello stesso o dell’altro genere (Deacon et al., 1996) ma la
maggioranza dei bisessuali è generalmente monogama. Sono sieronegativo e non
voglio diventare sieropositivo Un ultimo mito sui bisessuali è che sono stati
questi a diffondere il virus dell’HIV nel mondo eterosessuale e in quello
lesbico (Eliason, 1997). In realtà solo il 3% delle donne con AIDS conclamato
ha contratto il virus da un maschio bisessuale (Stokes et al., 1996). Molte
lesbiche non hanno rapporti sessuali con donne bisessuali perché le credono a
maggior rischio d’infezione anche se sono stati documentati solo 2 casi di
trasmissione per via sessuale dell’Hiv da donna a donna (Rila, 1996). C’è del
vero dietro questo stereotipo, infatti alcune persone hanno contratto il virus
da bisessuali, (soprattutto uomini) ma i rapporti sessuali non protetti sono
molto più pericolosi dell’orientamento sessuale dei propri partners. Le
categorie sono socialmente costruite “Quando ero piccola”, racconta Charlene L.
Muehlenhard, “sapevo che cosa era una donna e che cosa era un uomo, ma oggi non
lo so. Nel 1950 sapevo che le donne erano come mia madre e mia nonna e che gli
uomini erano come mio padre e mio nonno. Sapevo che le donne portavano i
capelli lunghi e gli uomini corti. Sapevo che gli uomini lavoravano e le donne
stavano a casa. Sapevo che gli uomini avevano un pene e le donne no. Poi nel
1960 mia madre trovò un lavoro ma continuò ad essere una donna e molti uomini si
fecero crescere lunghi capelli ma continuarono ad essere uomini, così scoprii
che i capelli lunghi ed il lavoro non distinguevano necessariamente gli uomini
dalle donne. Molti anni dopo imparai che a volte i genitali sono ambigui,
appaiono come grandi clitoridi o piccoli peni, così gli organi sessuali non
distinguono necessariamente i maschi dalle femmine. Scoprii che i genitali
esterni, gli organi interni ed i cromosomi non sempre combaciano; una persona
può avere i cromosomi XX ed avere dei genitali che assomigliano più ad un pene
che ad un clitoride. Imparai che alcune persone sembrano appartenere
chiaramente ad un sesso biologico ma hanno l’identità di genere del sesso
opposto o addirittura non hanno alcuna identità di genere. Mi resi conto che
non ci sono tratti della personalità che distinguono chiaramente gli uomini
dalle donne e che anche nel 1950 quando credevo che le donne non lavorassero
alcune donne di colore lo facevano. Così nonostante io tenga dal 1980 un corso
semestrale sulla Psicologia Femminile ancora oggi non so cosa siano le donne.
Così oggi penso che non esista una reale o universale definizione di cosa siano
esattamente un uomo od una donna”. Conclusioni Concludendo i bisessuali
esistono ed una persona bisessuale può non essere ugualmente attratta da
entrambi i sessi, ed il grado di attrazione può variare attraverso il tempo.
L’auto-percezione è la chiave dell’identità sessuale. Molte persone
intraprendono attività sessuali con persone di entrambi i sessi, eppure non si
identificano come bisessuali. Viceversa, altre persone intraprendono relazioni
sessuali solo con persone di un sesso, (oppure non hanno nessuna attività
sessuale), tuttavia si considerano bisessuali. Così ci sono individui che hanno
una stabile identità bisessuale, mentre altri in un momento della propria
esistenza decidono di cambiare la propria identità sessuale credendo di non
essere più bisessuali avendo scelto un partner fisso di un certo genere.
Sebbene una piccola percentuale di bisessuali abbiano relazioni sessuali con
entrambi i generi contemporaneamente, la maggioranza è assolutamente monogama.
La tabella di Klein Qui di seguito è illustrata la tabella di Klein, nella
prima colonna essa dispone di 7 variabili che riguardano l’orientamento
sessuale elencate dalla lettera A alla lettera G. Le successive tre colonne
indicano il passato, il presente e l’ideale dell’orientamento sessuale di una
persona. In ogni casella vuota bisogna indicare un punteggio da 1 a 7 ed il significato delle
valutazioni è indicato sotto la griglia. Passato Presente Ideale A Attrazione
Sessuale B Comportamento Sessuale C Fantasie Sessuali D Preferenze Emozionali E
Preferenze Sociali F Stile di Vita G Auto-identificazione Per le variabili da A
a E: Per le varibili F e G 1 = Solo l’altro sesso 1 = Solo eterosessuale 2 =
L’altro sesso maggiormente 2 = Maggiormente eterosessuale 3 = L’altro sesso a
volte di più 3 = Eterosessuale a volte di più 4 = Entrambi i sessi ugualmente 4
= Etero/omosessuale ugualmente 5 = Lo stesso sesso a volte di più 5 = Omosessuale
a volte di più 6 = Lo stesso sesso maggiormente 6 = Solo omosessuale 7 = Solo
lo stesso sesso
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