| La depressione post partum |
|
|
|
di Flavia Coffari
"La depressione può essere considerata come una reattiva ed adattiva normale a situazioni stressanti di perdita e di lutto, che assume caratteristiche psicopatologiche solo in condizioni estreme. Essa rappresenta la manifestazione comportamentale di una risposta di stress da attaccamento/perdita che appare a sua volta caratterizzata da particolari reazioni a livello psiconeuroendocrino. Questo modello interpretativo permette di interpretare in modo più completo la psicobiologia della depressione, e permette di integrare i vari interventi terapeutici tra di loro." (Pancheri P., 1982)
Avere un bambino significa perdere una parte di se stessi, dire addio alla propria infanzia ed assumere una serie di comportamenti legati al nuovo ruolo. La sofferenza connessa con questo cambiamento richiede attenzione, al pari del risentimento e del senso di perdita che sono alla base del disagio, tutte emozioni che in teoria una madre non dovrebbe mai provare. Comprendere ed accettare la maternità significa riconoscere le emozioni negative, la rabbia e l'egoismo, anche se ciò significa andare contro la visione convenzionale dell'essere genitori. Non è azzardato dire che la madre rinasce col proprio figlio: il parto è una vera e propria iniziazione. Da questo punto di vista, la depressione può rivelarsi il sentiero che porta al nuovo modo di essere. Tutti i neonati hanno bisogno di un elevato livello di cura e di attenzioni che assorbe gran parte dell'energia della neomamma che spesso è costretta a rinunciare alle attività che le stanno più a cuore. La gravidanza, il parto e la cura del bambino comportano un tremendo sconvolgimento fisico ed emozionale a cui il corso di preparazione al parto non prepara affatto. Esistono molte spiegazioni di questa malattia: una questione ormonale, una faccenda legata a traumi infantili irrisolti, la tensione legata al fatto di divenire genitori nell'attuale società, il mancato riconoscimento del parto come rito di passaggio. A volte la depressione post partum può essere terribilmente seria si tratta della psicosi puerperale nella quale la donna può perdere il contatto con la realtà e divenire un pericolo per se stessa e per il proprio bambino. Alcune mamme soffrono al punto che la loro percezione della realtà viene distorta e le spinge a pensare al suicidio.
La depressione può svilupparsi lentamente, iniziando con la malinconia successiva al parto (baby blues o maternity blues) Tra i sintomi della depressione post partum troviamo: stanchezza, disturbi del sonno e dell'addormentamento, irritabilità, tensione e panico, sensazione di impotenza, pensieri ossessivi o confusi, senso di isolamento, tristezza e morbosità, sensi di colpa, ansia, paura e fobie, disordini alimentari e perdita del desiderio sessuale. La malinconia del post partum riguarda più della metà delle donne che hanno avuto un bambino e viene considerato un disturbo normale del quale non bisogna preoccuparsi. Viene anche chiamata "malinconia dei quattro giorni" in quanto solitamente insorge quattro giorni dopo il parto o comunque una volta dimesse dall'ospedale o dalla clinica. malinconia del post partum riguarda più della metà delle donne che hanno avuto un bambino e viene considerato un disturbo normale del quale non bisogna preoccuparsi. La malinconia è inconfondibile si tratta di una sensazione di tristezza infinita che è associata ai cambiamenti ormonali conseguenti all'arrivo della montata lattea. Questo disturbo può avere una durarta che va da un minimo di due ore a qualche giorno e solitamente scompare entro la seconda settimana dal parto. Può essere accompagnata da febbre, sensazione di gonfiore al seno, prurito nella zona della sutura dell'episiotomia (perineo). La malinconia viene considerata un aspetto delle emozioni che generalmente si provano nei giorni successivi al parto. La funzione di questo turbamento emotivo è quello di aiutare la donna ad elaborare il trauma del parto. Una malinconia che persiste oltre le due settimane dopo il parto può essere uno dei primi segnali di una depressione post partum. La psicosi puerperale invece, è una condizione, fortunatamente molto rara, che insorge subito dopo il parto i cui sintomi sono: ossessioni, allucinazioni uditive, allucinazioni visive, deliri, eccitazione maniacale. La depressione post partum si trova tra i punti estremi della malinconia e della psicosi. Non è semplice fare una distinzione tra i normali cambiamenti che seguono il parto (processo di adattamento) e la depressione vera e propria. La depressione post partum è stata nominata per la prima volta da Ippocrate nel IV secolo a. C. ma è necessario attendere la metà del XIX secolo con le ricerche di Luis Marcé1 perché inizi un vero interesse per questo disturbo. Intorno al 1980 sono state fondate la "Marcé Society"2 e la "Association for Postnatal Illness", due associazioni nate per combattere l'ignoranza e fornire informazioni e prevenzione. Sembra che il 15 - 18% delle partorienti soffra di depressione post partum e che i seguenti siano i fattori predisponenti:
Generalmente il parto non va esattamente come ci si aspettava nelle fantasie e un travaglio lungo e difficile unito ad altri fattori fisici e psicologici può predisporre la neomamma alla depressione. Una volta le donne affrontavano frequentemente il primo parto senza sapere come sarebbe venuto al mondo il bambino, oggi questo genere di ignoranza non esiste più ma è ancora possibile non rendersi esattamente conto degli sforzi fisici a cui si va incontro ritrovandosi così impreparate ad affrontare il dolore, un lungo travaglio o un taglio cesareo. In questo senso il parto rappresenta la linea di demarcazione tra la visione che una donna aveva di se stessa come madre e la realtà oggettiva. Se il parto invece di essere l'esperienza sublime delle nostre aspettative si trasforma in una faccenda lunga e rischiosa è facile scivolare nella sensazione di avere in qualche modo "fallito" il proprio compito biologico per eccellenza. Uno degli aspetti della depressione post partum è la sensazione di perdere il controllo e di non riuscire a cavarsela. Durante il periodo che va dall'inizio della gravidanza al parto l'unico momento in cui si può avere un "certo controllo" è quello del concepimento. Dopo il concepimento il potere della donna sull'avanzamento e sull'esito della gravidanza è praticamente inesistente. Il parto viene erroneamente vissuto come l'occasione per riprendersi il potere ed il controllo del proprio corpo con l'ausilio di tecniche di respirazione ad hoc, medicinali e posizioni specifiche da assumere durante il travaglio. In realtà è il corpo a dare alla luce il bambino e non la donna a gestirlo. Riprendersi dalla sensazione che "il corpo abbia preso il sopravvento" sulla nostra volontà può essere un percorso lungo e difficile. E' un'idea piuttosto diffusa che i corsi di preparazione prenatale si concentrino troppo sull'esperienza "parto" e affrontino "all'acqua di rose" il discorso di come gestire a livello pratico ed emotivo le fasi successive alla nascita. La maggior parte delle donne intervistate su questo punto, in realtà, non sono d'accordo. Esse sono convinte di non essere state preparate a sufficienza alla violenza ed ai ritmi imprevedibili del parto, nonché a tutte le discrepanze rispetto alle procedure riportate nei manuali letti durante il periodo della gravidanza. In realtà sembra che molti corsi ne parlino in maniera realistica affrontando anche il tema della depressione, ma essendo questi discorsi in disaccordo con il mito positivo della nascita che le donne sono incoraggiate ad alimentare durante l'intero periodo della gravidanza, vengono semplicemente rimossi o accantonati nella convinzione che a loro non potrà mai accadere. Alcune donne sopportano bene i dolori del parto, ma la maggior parte di loro li ritiene sconvolgenti, insopportabili ed imprevedibili. Nella nostra società continuano a persistere numerosi tabù intorno alla donna che si trova in stato interessante ed uno di questi è il silenzio sulla sofferenza di cui non si parla mai ad una donna gravida e questo accade per una serie di ottime ragioni come, ad esempio, il fatto che la percezione del dolore è soggettiva e varia quindi da una persona all'altra. Il risultato di questa consuetudine è che molte donne vengono colte di sorpresa dall'intensità dei dolori del parto ed il solo ricordo di questi può portare alla depressione. La cosa sconvolgente è che anche le donne che hanno partorito tra mille tormenti sono schiave del tabù che impone di non spaventare le partorienti. Durante la gravidanza la donna viene considerata particolarmente delicata, soggetta a sbalzi d'umore e a voglie alimentari irrefrenabili. La persistenza di questi stereotipi permettono la nascita delle emozioni più varie senza però riconoscerne il diritto di essere prese sul serio. Un esempio di questo sono i sogni fatti durante la gravidanza particolarmente vividi e spesso allarmanti che sottolineano la difficoltà di affrontare l'intero processo. Sarebbe molto utile affrontare queste paure con uno psicoterapeuta soprattutto l'ambivalenza del desiderio di essere madre. La pressione sociale Spinge a credere di dover necessariamente desiderare un figlio con tutto il cuore e senza nessuna incertezza. Diventare madri non significa solo essere felici per l'arrivo di un bambino, implica un profondo cambiamento interiore la cui tensione psicologica viene considerata uno dei fattori predisponenti la depressione post partum.La maternità comporta la perdita di una parte del proprio sé (la libertà e la gioventù) per lasciare lo spazio alla nascita di un altro sé (genitore responsabile). Questo processo può essere vissuto come un vero e proprio shock anche per la consapevolezza di un legame profondo con il proprio bambino non è immediata ma si presenta alcuni mesi dopo la nascita. Uno dei misteri dell'essere genitori riguarda il fatto che ben presto la vita appaia impossibile senza la presenza di quella creatura che fino a poco tempo fa non c'era. Avere un figlio è un avvenimento che rende più elastici nell'accettare i cambiamenti della nostra personalità Uno dei motivi per cui può comparire la depressione può essere il divario tra il figlio reale che avete in braccio e quello immaginario a cui avete pensato per tutti i nove mesi della gravidanza. Uno dei falsi miti della nostra società è quello dell'amore a prima vista per il proprio bambino. E' necessario concedersi tutto il tempo necessario per conoscerlo ed imparare ad amarlo. Il rimpianto per la propria infanzia ed adolescenza è una specifica componente del processo psicologico che consente di adattarsi alla maternità. Il senso di perdita e la consapevolezza del tempo che passa servono a rendersi conto di cosa è accaduto e danno la possibilità di adattarsi al nuovo ruolo. Diventare genitori vuol dire accettare che una parte della nostra vita è finita, almeno per il momento. Generalmente la sindrome depressiva viene attribuita ad una combinazione di cause fisiche (conseguenze del parto, riposo notturno non sufficiente) e di fattori ambientali (isolamento sociale, tensione psicologica relativa al nuovo status), altri autori sottolineano l'importanza di eventuali squilibri ormonali. La maggior parte delle madri afferma che la depressione può essere evitata se ci si riposa il più possibile nei primi mesi di vita del neonato. Questo punto di vista può però contribuire a sottovalutare il problema ed è importante che le donne ne parlino alle visite di controllo con il loro ginecologo che potrà suggerire loro un percorso di psicoterapia con un terapeuta di sua fiducia. Le madri subiscono la mancanza di una precisa identità sociale. Quello della mamma è un lavoro scarsamente considerato che si svolge principalmente dietro le quinte. Le madri sono vittime di pressanti miti sociali, il primo fra questi è quello che afferma che l'impegno che hanno nei confronti dei figli viene prima di qualsiasi altra cosa. Il concetto che vede la mamma come un essere devoto e privo di qualsiasi egoismo è quello più pericoloso. Questo mito della madre altruista e disinteressata non aiuta la donna depressa che ha una serie di esigenze personali che devono essere soddisfatte. Quando si è depressi infatti, è necessario mettersi al primo posto e può voler dire mostrarsi egoiste rispetto a certi aspetti relativi alla cura della prole che sono diventati opprimenti come per esempio, continuare l'allattamento oltre gli otto mesi di vita del neonato o alzarsi più volte di notte per consolarlo. In occidente si ritiene che la depressione possa dipendere dal fatto che la madre viene in un primo tempo riverita ed assistita (durante la gravidanza e al momento del parto) per poi essere abbandonata a se stessa una volta tornata a casa con il figlioletto. Con il passare dei mesi poi, si verifica un graduale processo in seguito al quale molte amicizie vengono momentaneamente sospese, trascurate mentre altre sono rafforzate ed acquistano nuova importanza. Durante il primo anno di vita del proprio figlio è comune frequentare meno persone del solito perché la maggior parte delle energie sono canalizzate nella cura del piccolo soprattutto se si soffre di depressione. Gli amici esitano ad invitarvi e diventa difficile avere ospiti a cena ed occuparsi di un neonato allo stesso tempo. La depressione ha la capacità di mettere in luce la superficialità di certi rapporti amicali e ci si rende improvvisamente conto che con certe persone non riuscite più a comunicare come una volta. Uno degli aspetti più dolorosi della depressione è il profondo senso di sfiducia in se stesse ed è facile entrare in competizione con la propria madre, rivivendo emozioni del passato quando ci si sentiva poco amate o incapaci. E' di fondamentale importanza avere amici affidabili in grado di fornire un sostegno nei momenti più difficili. Si parla sempre della sofferenza della donna nella depressione post partum ma anche gli uomini possono soffrirne o risentire della depressione della propria compagna. Vivere con una donna che è cambiata improvvisamente e dover affrontare il divario tra le fantasie sul ruolo di genitori e la realtà dei fatti può essere anche più difficile per un uomo in quanto l'aiuto sociale è anche inferiore a quello offerto alla donna ed inoltre il concetto di paternità è meno definito di quello di maternità. Bisogna aggiungere che già per le donne della nostra società è raro entrare in contatto con dei bambini prima di averne dei propri e per quanto riguarda gli uomini è ancora più raro. La sofferenza degli uomini poi può essere anche maggiore in quanto al contrario delle donne, sono meno abituati a manifestare e condividere le proprie emozioni. In questi momenti può essere molto utile confrontarsi con il proprio padre sul proprio vissuto usufruendo di un'inaspettata empatia. Anche gli uomini infatti, in questo particolare momento della loro vita prendono in considerazione il rapporto vissuto con il genitore del proprio sesso durante l'infanzia. Poter parlare del proprio malessere può essere difficile e doloroso ma la mancanza di comunicazione in una coppia dopo la nascita di un figlio può portare a conseguenze più gravi. L'arrivo di un figlio modifica sempre il rapporto di coppia e la tensione scatenata dal prendersi cura del neonato invece di avvicinare evidenzia i punti deboli preesistenti e ne crea di nuovi. Anche se il fattore ormonale naturalmente non riguarda i padri, alcuni uomini possono cadere in depressione dopo il parto se ne hanno già sofferto in precedenza e se sono sottoposti a pressioni sociali ed emotive rispetto al nuovo ruolo. Secondo alcuni studi, condotti su un campione molto ampio, circa il 4% dei padri presenta in concomitanza con il parto o con il puerperio un quadro depressivo molto simile a quello della depressione post partum femminile. Essendo il lavoro per gli uomini, fonte di sicurezza per mantenere intatta la propria identità, è possibile che vi si buttino a capofitto scatenando nella compagna reazioni di rabbia in quanto ritiene che il partner non si dedichi a sufficienza alla cura del neonato e sentendosi così incompresi nel loro modo di prendersi cura della nuova famiglia. Anche gli uomini possono risentire delle notti di sonno continuamente interrotto dal pianto del neonato. Uno dei più comuni disturbi della depressione post partum: la mancanza di desiderio sessuale, può colpire anche il sesso maschile in particolar modo quegli uomini che hanno assistito al parto ed hanno visto con i loro occhi la sofferenza della compagna. In altri casi può trattarsi semplicemente della paura di una nuova gravidanza se ancora non si è provveduto ad una copertura contraccettiva. In caso di depressione post partum l'aiuto di parenti e amici è senz'altro prezioso ed auspicabile ma molte volte è importante ricorrere anche ad un aiuto esterno e rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta. Disordini di tipo psicologico necessitano infatti di un aiuto più specializzato dell'amore e del sostegno dei propri cari. Una volta che la diagnosi di depressione è stata fatta è possibile scegliere tra diversi tipi di terapie e pur essendo un argomento ancora molto controverso la maggior parte dei medici suggerisce una terapia ormonale a sostegno di quella psicologica. In alcuni casi gravi vengono utilizzati psicofarmaci ed in questi casi non è più possibile continuare l'allattamento al seno. Nei casi più gravi può rendersi necessario anche il ricovero in ospedale e la maggioranza delle ricerche ha dimostrato l'importanza del ricovero congiunto madre e bambino. In alcuni casi si sono dimostrati validi anche gruppi di auto-aiuto.
Come intervenire:
Bibliografia
Lalli N., 2008, "La depressione post partum" in Psicologia Contemporanea n. 210, (nov-dic), pag. 12-17
Marshall F., 2001, "Mamma in blu. Riconoscere, prevenire e superare la depressione post partum", Milano, TEA
Murray L., Cooper P.J. (a cura di), 1999, "Depressione del post partum e sviluppo del bambino", Roma, CIC Edizioni Internazionali.
Pancheri P. (a cura di), 1982, "La depressione. Psicopatologia e Psicosomatica", Roma, Il Pensiero Scientifico Editore
Siti Web di approfondimento:
Note
1 Luis Victor Marcé (1828- 1864) nacque a Parigi. Nel 1858 scrisse "Traité de la folie des femmes enceintes, des nouvelles accouchées et des nourrices"(un trattato sulla psicosi delle donne incinta, delle puerpere e delle nutrici), ed altri lavori sulle malattie mentali. La Marcé Society fu ufficialmente fondata durante il primo incontro accademico sulle malattie mentali delle puerpere tenutesi a Manchester nel luglio del 1980 anche se il primo meeting generale biennale si svolse a Londra nel 1982 organizzato da Channi Kumar e dall'Istituto di Psichiatria. 2 Channi Kumar, uno dei fondatori della Mercé Society, racconta che prima del 1980, sebbene alcune persone lavorassero con diverse discipline e professioni sui disturbi post natali non avevano modo di condividere le loro idee e le loro conoscenze. Così lo stesso Kumar insieme a James Hamilton e Ian Brockington (il primo Presindente) ebbero l'idea di fondare una società internazionale aperta a tutte le professioni con lo scopo di incrementare la conoscenza, la prevenzione ed il trattamento dei disordini mentali collegati all'accudimento del bambino. Essi decisero che i membri della società provenienti da tutto il mondo si incontrassero ogni due anni per scambiarsi idee ed informazioni riguardo il loro lavoro e le loro ricerche in modo da iniziare delle ricerche in collaborazione.
|
| Pros. > |
|---|



di Flavia Coffari