| La pedofilia e le altre parafilie |
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di Flavia Coffari
1. La definizione di abuso sessuale infantile L’abuso sessuale avviene tra un bambino e un adulto o un altro bambino di maggiore età ed è definito come contatto sessuale o interazione per stimolazione sessuale o gratificazione dell’adulto o del bambino di maggiore età che è un genitore o la persona che lo ha in carico e che lo deve proteggere. L’abuso sessuale è una forma di abuso del bambino e deve essere denunciato ai servizi statali di protezione infantile. Se l’esecutore dell’abuso non è la persona responsabile del bambino, l’attività sessuale è considerata aggressione sessuale e non ricade nella categoria dei comportamenti da segnalare ai servizi di protezione dello stato, ma deve essere denunciata ad una sezione locale delle forze dell’ordine per i reati sessuali (McNeese V., Monteleone J. A., 1999). Kempe (1978) definisce come abuso sessuale infantile il coinvolgimento in qualsiasi attività sessuale di un minorenne, non maturo, dipendente e quindi incapace di un libero e cosciente consenso, o il suo coinvolgimento in atti che violano il tabù sociale dell’incesto. Di conseguenza è considerato abuso ogni rapporto sessuale tra un adulto ed un bambino se:
· il minore è esposto o coinvolto in attività sessuali inappropriate al suo sviluppo psico-fisico; · il minore è usato o sfruttato per la gratificazione di un adulto; · il minore coinvolto sessualmente non può essere consenziente a causa della differenza di età e di ruolo dell’adulto; · il minore è coinvolto nell’attività sessuale con persone che fanno parte del suo ambiente familiare (incesto).
McNeese e Monteleone classificano l’abuso sessuale in tre categorie:
· incesto · aggressione · sfruttamento L’incesto L’incesto è definito come un rapporto sessuale tra persone così strettamente imparentate che per legge non possono sposarsi. La violenza incestuosa di solito ha luogo per lunghi periodi e spesso implica un processo di condizionamento. L’autore è di solito maschio, anche se si possono verificare casi di autori di sesso femminile che probabilmente si vengono a conoscere in misura inferiore alla realtà. L’autore della violenza può non essere necessariamente un parente del bambino, ma un patrigno o un amante che in genere ricopre il ruolo del padre o bada alla famiglia (McNeese V., Monteleone J. A., 1999). L’incesto, secondo la definizione di Blume, (1990) è un tipo di violenza che non richiede necessariamente l’uso della forza. E’ un abuso perché non tiene conto dei bisogni o desideri del bambino, quindi è considerato come l’imposizione al minore di atti sessuali inappropriati. E’ una definizione che va oltre quella tradizionale, nella quale sono inclusi esclusivamente i parenti, ed include tutti coloro che esercitano sul bambino un qualche tipo di autorità o di potere. Sebbene la classica relazione incestuosa comprenda padre e figlia, altri comuni legami incestuosi avvengono tra il fratello più vecchio e la sorella più giovane, tra lo zio e la (il) nipote, tra il nonno e la (il) nipote. L’aggressione L’autore di una violenza sessuale è di solito maschio. La violenza sessuale è in genere un evento unico nel quale l’aggressore s’impone sul bambino. Se il bambino è visitato entro breve tempo dall’aggressione, si trova generalmente un’evidenza fisica del trauma, come lacerazioni, sangue e contusioni che costituiscono drammatici ed impressionanti risultati della violenza. Quando si ha a che fare con un caso di aggressione, il bambino si trova in grandissimo pericolo, poiché il molestatore è spesso gravemente instabile. Occorre assicurarsi che il bambino sia protetto e non ritorni trovarsi nella situazione in cui ebbe luogo l’aggressione; l’aggressore non deve avere accesso al bambino. Lo sfruttamento Lo sfruttamento sessuale che comprende la prostituzione e la pornografia è unico poiché coinvolge un gruppo di partecipanti. Può avvenire all’interno o fuori della famiglia e coinvolgere parecchi adulti e bambini non legati da vincoli di parentela; si fa riferimento in questo caso ad una catena sessuale. Nei casi che accadono all’interno delle famiglie, può essere coinvolta la famiglia intera, padre, madre e bambini, e questi devono essere protetti e allontanati da casa. Questa è la situazione patologica nella quale entrambi i genitori sono sessualmente coinvolti con i bambini nella prostituzione e nella pornografia. I bambini sfruttati necessitano dei più decisi interventi e di aiuti psichiatrico (McNeese V., Monteleone J. A, 1999).
Una nota a parte merita il problema del turismo sessuale in cui l’identikit dell’autore di abuso sessuale sarebbe, secondo una ricerca di Ecpat del 1996:
· un dottore, un avvocato, un operatore sociale od un pensionato · di un’età compresa tra i 40 ed i 50 anni · proveniente dal nord America, dall’Australia, dall’Europa.
Montecchi (1998) inserisce nella definizione di “abuso all’infanzia” ogni forma di maltrattamento o violenza e propone la seguente classificazione degli abusi:
1. Maltrattamento · fisico · psicologico
2. Patologia della fornitura di cure · incuria · discuria · ipercura
3. Abuso sessuale · intrafamiliare · extrafamiliare 2. Le definizioni di pedofilia
Il termine pedofilia deriva dal greco ed è composto dalle parole paidòs (fanciullo) e filia (amore). Richard von Krafft-Ebing (1964) ha usato il termine „pedofilia“ per descrivere una perversione psicosessuale in cui un adulto è eroticamente attratto da un bambino. Il pedofilo può essere maschio o femmina, eterosessuale, omosessuale o bisessuale nel suo orientamento verso i bambini. Cattanach (1992) afferma che l’abuso sessuale si ha quando un bambino è coinvolto da una persona sessualmente matura in attività di natura sessuale che mirano a soddisfare il godimento sessuale della persona matura. Nel DSM-IV (American Psychiatric Association, 1994) la pedofilia è inserita tra le parafilie che fanno parte della sezione dedicata ai disturbi sessuali e dell’identità di genere. Tre sono i criteri diagnostici per identificarla:
A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente 13 anni o più piccoli). B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento. C. Il soggetto ha almeno 16 anni ed è almeno cinque anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al criterio A.
Nota: Non includere un soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.
Specificare se:
Sessualmente attratto da Maschi Sessualmente attratto da Femmine Sessualmente attratto da Entrambi
Specificare se:
Limitato all’incesto.
Specificare il tipo:
Tipo esclusivo Tipo non esclusivo Interpretazioni della pedofilia Attualmente ci sono tre percorsi interpretativi del problema pedofilia:
1. Quello socio-antropologico di Scardaccione e Baldry (1997) che definiscono la pedofilia come un “pervertimento sociale” che diventa perverso solo in alcune società ed in alcuni periodi storici, mentre in altri costituisce un comportamento normale. 2. Quello antropofenomenologico che rileva il carattere d’impellenza ed urgenza degli stati emotivi del pedofilo che impediscono il normale avvicinamento ad un partner maturo con lo scopo di stabilire una relazione amorosa. 3. Quello clinico che definisce la pedofilia una perversione e la colloca tra le patologie legate alla sfera della sessualità (Coluccia et al., 1997).
Per Roberts e Taylor (1993) l’abuso sessuale sui bambini comprende: l’incesto, lo stupro, la sodomia, i rapporti con i bambini, pratiche o comportamenti sessuali indecenti e libidinosi con bambini, scattare fotografie indecenti a bambini e incoraggiare bambini a prostituirsi o a guardare materiale pornografico. La maggioranza degli abusi sessuali infantili avviene all’interno del ambiente familiare. 3. L’autore dell’abuso sessuale infantile
Nel 90% dei casi l’abusante è conosciuto dalla vittima e per lo più si tratta di un familiare o di un membro della famiglia allargata, solo nel 10% dei casi, infatti, si tratta d’autore ignoto. La letteratura fornisce il seguente profilo classico del pedofilo:
· Soggetto di sesso maschile nel 97% dei casi · Età compresa tra i 25 ed i 40 anni · Personalità passiva, dipendente, timorosa delle relazioni interpersonali adulte, ansiosa, depressa, con una spiccata identità femminile, ignorante in materia sessuale e/o con problemi sessuali · Utilizzo continuo di meccanismi di difesa come la negazione, la proiezione, la scissione e la razionalizzazione.
Secondo la teoria psicanalitica, il pedofilo fa una scelta oggettuale di tipo narcisistico rivedendo se stesso bambino nel bambino vittima ed oggetto. Per Miner e Dwyer (1997) ci sono grosse differenze tra i diversi autori d’abusi sessuali che suddividono in:
· Esibizionisti · Autori d’abuso sessuale extrafamiliare · Autori d’incesto
Alla base dell’esibizionismo ci sarebbe una distorsione dello sviluppo quindi il comportamento esibizionista costituirebbe una modo d’interazione e d’approccio sociale inadeguata. Il pedofilo sostituirebbe un bambino ad un partner adulto poiché proverebbe un sentimento relazionale d’inadeguatezza con i propri coetanei e, al contrario, si sentirebbe più competente nel rapporto con un bambino. Gli autori d’incesto, invece, mostrerebbero livelli di sviluppo sicuramente maggiori rispetto alle due categorie precedenti. La trasmissione transgenerazionale dell’abuso sessuale Numerose ricerche sostengono che l’abusante è stato a sua volta abusato durante l’infanzia. Secondo Roccia e Foti (1994) la vittima di allora tenta, identificandosi col suo aggressore e agendo da carnefice, di vendicarsi per il dolore e l’impotenza sofferti. E’ un modo per controllare il dolore e dominare la paura dell’aggressore esterno interiorizzandolo. 4. Le conseguenze dell’abuso sessuale infantile
Le conseguenze dell’abuso sessuale infantile sulla vittima possono essere classificate in due categorie: · Conseguenze a breve termine · Conseguenze a lungo termine Le conseguenze a breve termine Essendo i minori privi di conoscenze specifiche sul sesso e sui rapporti sessuali, essi non possono acconsentire consapevolmente ad un rapporto sessuale con un adulto. Bambini che subiscono l’abuso sessuale per anni, crescendo possono rendersi improvvisamente conto di quello che gli sta accadendo (Petruccelli e Scardaccione, 1998). Secondo Urquiza e Capra (1990) il bambino in età prescolare non essendo in grado di comprendere l’esperienza subita, non riesce a comunicare verbalmente ciò che gli è accaduto. Non possiede un vocabolario inerente al comportamento sessuale adulto e questo lo lascia in uno stato di confusione e di disorientamento rispetto all’esperienza d’abuso. La sintomatologia del bambino abusato sessualmente in età prescolare è caratterizzata principalmente da:
· Sintomi fisici · Sintomi comportamentali
Tra i sintomi fisici troviamo:
· Disturbi fisici · Disturbi del sonno · Incubi · Enuresi · Disturbi della condotta alimentare · Cefalee
Tra i sintomi psico-comportamentali troviamo:
· Ansia · Timidezza estrema · Paura del fallimento · Atteggiamento ritroso · Atteggiamento silenzioso · Comportamento non comunicativo · Ostilità ed aggressività con gli altri bambini · Bassa autostima · Difficoltà di apprendimento · Rabbia intensa · Problemi scolastici · Fobie · Fughe · Depressione · Isolamento · Atti delinquenziali · Abuso di sostanze · Tentativi di suicidio
Alcuni autori (Cosentino et al., 1995; Petruccelli e Scardaccione, 1998) sostengono che l’esperienza dell’abuso sessuale possa provocare un effetto disinibente sul comportamento sessuale del bambino quindi si rileveranno:
· Masturbazione manifesta ed eccessiva · Esibizione dei genitali · Tentativi di introduzione di oggetti nei genitali · Aggressività sessuale · Comportamenti e giochi notevolmente sessualizzati
I minori vittime di abuso sessuale tendono a sessualizzare tutti i loro rapporti perché hanno imparato ad associare alla sessualità le attenzioni che gli altri possono aver nei loro confronti. Utilizzano la sessualità per manipolare gli altri ed incontrano, da adulti, difficoltà nel dare e ricevere amore. Un’altra caratteristica delle vittime di abuso sessuale è che questi soggetti trovano grosse difficoltà nell’esternare la collera a causa di un vissuto di irritazione verso gli adulti che non li hanno protetti e verso l’autore dell’abuso. Le conseguenze a lungo termine Secondo Cross (1994) gli effetti maggiormente negativi e che provocano vari disturbi nella vita adulta dipendono:
· Dal tipo di abuso subito · Dalla sua frequenza · Dalla durata
Alcuni autori affermano che l’abuso sessuale non provoca necessariamente disturbi patologici e quindi ipotizzano che l’abuso sessuale acuisca problemi psicologici già preesistenti (Mannarino et al., 1994).
Tra le conseguenze a lungo termine dell’abuso sessuale troviamo:
· Disturbi del sonno · Enuresi · Encompresi · Incubi · Sonnambulismo · Disturbi nelle condotte alimentari · Irritabilità · Aggressività · Rabbia cronica · Agorafobia · Depressione · Senso di isolamento · Senso di colpa · Bassa autostima · Relazioni instabili · Tentativi di suicidio
I problemi sessuali che presentano le donne abusate possono essere:
· Difficoltà nel raggiungere l’orgasmo · Inibizioni del desiderio · Inibizioni dell’eccitazione · Sentimenti avversativi nei confronti del sesso · Paura dell’intimità · Frigidità · Tendenza alla promiscuità sessuale · Difficoltà nello stabilire relazioni affettive durature · Desiderio sessuale compulsavo · Tendenza alla prostituzione
Secondo Myers (1989) i problemi sessuali che presentano gli uomini abusati possono essere:
· Difficoltà erettive · Eiaculazione ritardata · Problemi di identità sessuale
Inoltre presentano bassa autostima, un’immagine corporea distorta e negativa, sfiducia in se stessi.
Dal punto di vista psicanalitico i bambini sessualmente abusati sperimentano una stimolazione sessuale per la quale non sono evolutivamente preparati. In questo caso i bambini non possono evitare di eccitarsi e questa stimolazione precoce disturba la normale crescita sessuale conducendoli prematuramente nello stadio fallico o genitale (Tharinger, 1990). Disturbo Post-traumatico da stress Un altro tipo di disturbo del quale possono soffrire le vittime di abuso sessuale è il cosiddetto disturbo Post-traumatico da stress (Dpst). Nel DSM-IV questo disturbo si trova tra i disturbi d’ansia ed è caratterizzato dai seguenti criteri:
A. La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
1. La persona ha vissuto, ha assistito, o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri. 2. La risposta delle persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore.
Nota: nei bambini piccoli questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato.
B. L’evento traumatico è rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:
1. Ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri o percezioni.
Nota: nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui sono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma.
2. Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento.
Nota: nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile.
3. Agire o sentire come se l’evento, traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione).
Nota: nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma.
4. Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
5. Reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
C. Esitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma), come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
1. Sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate con il trauma
2. Sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma
3. Incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma
4. Riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative
5. Sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri
6. Affettività ridotta (per es., incapacità di provare sentimenti d’amore)
7. Sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es., aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli, o una normale durata della vita).
D. Sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
1. Difficoltà a addormentarsi o a mantenere il sonno 2. Irritabilità o sentimenti di collera 3. Difficoltà a concentrarsi 4. Ipervigilanza 5. Esagerare le risposte di allarme
E. La durata del disturbo (sintomi ai Criteri B, C e D) è superiore ad un mese.
F. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
Specificare se: Acuto Cronico
Specificare se: Ad esordio ritardato 5. Gli indicatori dell’abuso
La letteratura suggerisce una serie di criteri per accertare un avvenuto abuso sessuale (Gullotta et al., 1996). Questi criteri possono essere di tipo:
· Cognitivo · Fisico · Comportamentale ed emotivo
Per quanto riguarda gli indicatori cognitivi possiamo trovare:
· Conoscenze sessuali inadeguate per l’età · Modo di rilevazione, da parte del bambino, dell’avvenuto abuso sessuale · Dettagli dell’abuso · Confusione nel ricordo dei fatti · Sovrapposizione dei tempi dei fatti
Per quanto riguarda gli indicatori fisici possiamo trovare:
· Deflorazione · Rottura del frenulo · Ecchimosi e lividi nella zona perineale · Sintomi di malattie veneree · Incisurie imenali · Neovascolarizzazioni al livello del derma o delle grandi labbra (nelle femmine) · Irritazioni del glande o del prepuzio (nei maschi) · Arrossamenti ed infiammazioni aspecifiche localizzate
Per quanto riguarda gli indicatori comportamentali ed emotivi possiamo trovare:
· Sentimenti di paura · Sentimenti di depressione · Disturbi del sonno · Disturbi dell’alimentazione · Ipervigilanza · Mancanza di interessi · Alterazioni della personalità
Il manifestarsi di più sintomi accresce i motivi di sospetto di un abuso sessuale. Gli indicatori di abuso sessuale non possono essere utilizzati indiscriminatamente, poiché la presenza di uno o più di essi può essere determinata anche da altre cause, costituendo una correlazione illusoria tra causa supposta (abuso sessuale) e conseguenze (indicatori). Questa correlazione illusoria può essere riscontrata a tutti i livelli: fisico, cognitivo, comportamentale/emotivo. Spesso le diagnosi di abuso sessuale sono equivoche sia dal punto di vista metodologico che da quello interpretativo. I bambini in età prescolare I bambini in età prescolare presentano una varietà di disturbi affettivi, cognitivi e comportamentali conseguenti allo stress. I bambini piccoli rispondono e/o ai traumi con cambiamenti delle abitudini del mangiare e del dormire, incubi cronici, regressione, aumento della paura e atteggiamenti di attaccamento all’adulto. I bambini piccoli possono pure mostrare cambiamenti nel controllo dell’intestino e della vescica; in particolare quelli che in tempi precedenti avevano appreso l’uso dei servizi igienici, cominciano a bagnarsi e a sporcarsi. I bambini in età prescolare possono mostrare anche un accresciuto livello di attività, come pure una condotta aggressiva nei giochi e nell’interazione con gli altri. I bambini in età scolare I bambini in età scolare possono presentare svariati cambiamenti emotivi, cognitivi e comportamentali che possono essere osservati dai genitori e/o dal personale scolastico. Questi bambini possono mostrare notevole malumore, comportamenti che indicano un alto livello di ansietà e di depressione e un diminuito grado di rendimento scolastico. Queste reazioni emotive e del comportamento possono essere accompagnati da ripetuti disturbi somatici senza una causa fisica conosciuta. Gli adolescenti Gli adolescenti possono giungere all’osservazione di specialisti in seguito ad una crisi o ad un episodio di perdita di controllo, come un gesto suicida, episodi di fuga da casa, oppure comportamenti ostili, aggressivi e/o delinquenziali. Gli adolescenti possono pure reagire ad eventi stressanti personali o familiari, appartandosi dalla famiglia e dagli amici, modificando il rendimento scolastico o cambiando l’igiene personale e l’aspetto. Fattori di rischio Mentre ogni bambino è una vittima potenziale di abuso sessuale, vi sono dei fattori specifici che possono accrescere il rischio di vittimizzazione sessuale. In generale le ragazze sono più a rischio dei ragazzi, e i bambini sembrano essere più vulnerabili alla vittimizzazione sessuale durante la preadolescenza, in modo particolare tra gli otto e i dodici anni. Altri fattori di rischio comprendono il disgregamento della famiglia, i conflitti fra i genitori, l’assenza o la non disponibilità degli stessi, la presenza di un “padre biologicamente non correlato”. Anche un precedente di vittimizzazione sessuale nella famiglia di origine dei genitori e/o una precedente esperienza di abuso sessuale possono far aumentare il rischio di vittimizzazione sessuale del bambino. Fattori che bloccano la rivelazione La maggior parte dei bambini che ha subito abusi si accorge che qualcosa non va, ma alcuni mancano di maturità per scoprire di che cosa si tratti o per sapere come farvi fronte. Nel giudicare i casi di possibili abusi sessuali, è importante che i valutatori individuino e comprendano il processo di vittimizzazione e i motivi per cui i bambini tacciono o tardano a rivelare l’abuso. McNeese e Monteleone considerano il processo di vittimizzazione comprensivo di tre processi che si sovrappongono:
· Sessualizzazione della relazione · Giustificazione del contatto sessuale · Mantenimento della cooperazione del bambino
La paura Uno dei motivi più comuni per cui i bambini non “dicono” è la paura. Il bambino che è vittima di abuso sessuale teme ripercussioni fisiche e la perdita dell’ambiente familiare e dell’amore del genitore che non gli fa male. Essendo, in genere, l’autore dell’abuso più grande e più forte del bambino, questo esercita su di lui un’autorità palese o nascosta cosicché anche una vaga minaccia di violenza può costituire un’intimidazione sufficiente per far sentire un bambino impotente ed impaurito. La vergogna Le vittime di abuso sessuale spesso sentono vergogna o sensi di colpa. Spesso, da quando scopre la natura abusiva del comportamento di un adulto nel quale aveva fiducia, è probabile che il bambino provi sentimenti di responsabilità, vergogna e/o isolamento; sentimenti che bloccano ulteriormente la divulgazione delle esperienze di vittimizzazione. Gravidanza nell’adolescenza e abuso sessuale I bambini che hanno subito un abuso sessuale mostrano ritardi nelle funzioni cognitive, sociali, emotive e psicologiche che possono interferire con un funzionamento adattativo complessivo. Questi effetti sono connessi alla gravidanza adolescenziale. Una ricerca ha dimostrato che il 62% delle adolescenti gravide, reclutate da progetti della scuola e della comunità, che portarono a termine le gravidanze subirono nei tempi precedenti alla loro prima gravidanza, molestie da contatto, tentativi di violenza carnale o violenza carnale. Il 55% del campione fu molestato sessualmente, con un’età media per una tale prima esperienza di 9,7 anni. L’età media del responsabile degli abusi fu di 27,4 anni. La metà di coloro che subirono la violenza carnale furono violentate più di una volta. Rispetto a quelle che non subirono abusi, queste ragazze iniziarono prima e volontariamente ad avere rapporti sessuali e fecero maggior uso di droghe o alcool. I loro partner sessuali erano più vecchi e facevano uso di droghe e di alcool. Le giovani donne che avevano subito abusi sessuali risultarono meno propense ad utilizzare contraccettivi, più inclini a ricorrere all’aborto e ad avere una seconda e una terza gravidanza. Risultò anche più probabile che riferissero di abusi subiti dai loro bambini (McNeese V., Monteleone J. A.., 1996). 6. La prevenzione dell’abuso sessuale
Il Comitato Nazionale per la Prevenzione dell’Abuso Infantile ha sviluppato una completa strategia per impedire che gli adulti diventino autori di abuso sessuale. Questa strategia di prevenzione comprende:
1. Istruzione per adolescenti e bambini per fornire a tutti gli adolescenti un’educazione sessuale di qualità, compresa la sessualità sana, a partire da poco prima dei dieci anni fino alle soglie dei venti per migliorare la loro conoscenza su quanto è normale e quanto è anormale.
2. Addestramento rivolto ai professionisti e ai volontari che svolgono attività nel settore infantile su come identificare ed aiutare i bambini che subiscono abuso, come insegnare loro a proteggersi dall’abuso, e come scoprire quelli che possono diventare potenziali molestatori.
3. Corsi di istruzione che forniscono a tutti i neogenitori nozioni e supporto di qualità per rinforzare al momento della nascita, il primo attaccamento ed i legami verso il loro primogenito. Questi corsi dovrebbero comprendere informazioni su come approcciarsi al neonato in modo opportuno. I genitori devono sapere come individuare nei loro bambini i sintomi che possono indicare che hanno subito un abuso sessuale e come gestire la situazione.
4. Cambiamenti istituzionali che assicurino che tutte le istituzioni ed i programmi al servizio dell’infanzia, come scuole, associazioni di ragazzi, guide degli Scouts, assistenti domiciliari, ecc., addestrino i bambini all’autocoscienza e all’autoprotezione. Devono essere predisposte linee guida e regole al fine di selezionare, addestrare e controllare tutti i volontari ed il personale.
5. Messaggi dei mezzi di comunicazione di massa che creano un ambiente nel quale programmi di prevenzione e concetti appena sottolineati saranno efficaci comunicando due tipi di informazione.
Primo, per adolescenti ed adulti, messaggi che dicono:
· L’abuso sessuale infantile è un crimine · Sono disponibili delle terapie · L’abuso diventa un problema cronico se non ottieni aiuto · I bambini sono feriti quando subiscono abuso sessuale · I bambini non possono consentire questo tipo di comportamento
Secondo, messaggi ai bambini, che contengono:
· Va bene dire no · Non è colpa tua · Cerca aiuto se incomincia a succederti questo fatto · Puoi ottenere aiuto
La strategia completa per la prevenzione dell’abuso sessuale infantile appena evidenziata, come tutti i programmi di prevenzione, rafforza gli individui e le famiglie esaltando le capacità parentali. Poiché molti violentatori sono stati in precedenza delle vittime di abuso che hanno commesso il loro primo reato durante l’adolescenza, è fondamentale che tutte le vittime ricevano delle cure. Inoltre tutti i responsabili di abuso sessuale devono essere sottoposti a terapia prima che siano rimessi in libertà e che commettano un nuovo abuso. Nell’attuale epoca dove i crimini di abuso sessuali sono in aumento, tutti i settori del sistema penale devono essere dotati di programmi di terapia obbligatori per gli individui che hanno i requisiti per la libertà condizionale. I violentatori che, durante la detenzione, rifiutano di partecipare in modo significativo a programmi terapeutici dovrebbero vedersi negare il diritto di ritornare a far parte a pieno diritto della comunità (Pearl P. S., 1996). 7. Le altre Parafilie
Il DSM-IV stabilisce i criteri diagnostici formali per le ulteriori seguenti parafilie:
· Esibizionismo · Feticismo · Frotteurismo · Masochismo sessuale · Sadismo sessuale · Feticismo di travestimento · Voyeurismo · Parafilie non altrimenti specificate Esibizionismo A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano l’esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se l’aspetta. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
L’esibizionista ha bisogno che il pubblico, l’oggetto al cui mostra i propri genitali non sia bendisposto e partecipe. C’è quindi in sottofondo un’idea di furto, di provocazione o di illecito. L’idea è di sorprendere e provocare attraverso l’esposizione dei propri genitali (Simonelli C., 2000). Feticismo A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano l’uso di oggetti inanimati (per es., biancheria intima femminile). B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti aree del funzionamento. C. Gli oggetti feticistici non sono limitati a capi di abbigliamento femminile usati per travestirsi, oppure a strumenti progettati per la stimolazione tattile dei genitali.
Il termine feticcio deriva dalla parola fetisio, coniata nel XV secolo dai coloni portoghesi per descrivere gli oggetti inanimati (solitamente pezzi di legno) che le popolazioni dell’attuale Nuova Guinea adoravano come divinità; etimologicamente proviene dal latino facticius, il cui significato è fasullo, oggetto tragico, ambivalente. Fu nel 1970 che l’antropologo francese De Brosses, studioso di queste popolazioni, per primo coniò il termine “feticismo”, osservando, inoltre, come il culto feticista si verificasse in occasione di eventi naturali anomali. In tal senso si può affermare che la funzione del feticcio è di proteggere contro il caos, l’angoscia, il mistero. Spesso i feticci sono mutande, reggiseni, calze, scarpe stivali che il feticista tiene in mano mentre si masturba, vi si strofina contro, odora, oppure può chiedere di indossare al partner durante i rapporti sessuali. Talvolta il partner stesso può impersonare ciò che il feticcio simboleggia; alcuni feticisti si eccitano solo con donne poliziotto, suore, infermiere. Anche l’attrazione per le uniformi sembra essere una componente del comportamento feticista. Il feticcio è specifico ed immutabile e non è possibile evadere il suo fascino; solitamente è tanto necessario o in ogni modo preferito per l’eccitazione sessuale che in sua assenza può verificarsi una disfunzione erettile (Vizzari V., 2000). Frotteurismo A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano il toccare e lo strofinarsi contro una persona non consenziente. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
Il termine deriva dal francese frotteur, colui che sfrega. Il soggetto strofina i propri genitali contro le cosce o le natiche della vittima oppure palpeggia i suoi genitali o le mammelle. Facendo questo egli spesso fantastica una relazione esclusiva di intimità con la vittima. Comunque si rende conto che per sottrarsi a possibili denunce e conseguenti procedimenti giudiziari, deve evitare di essere scoperto dopo aver toccato la sua vittima. Di solito questa parafilia esordisce nell’adolescenza. La maggior parte degli atti di frotteurismo avviene quando il soggetto ha 15-25 anni, dopo di che vi è un graduale declino nella frequenza. I frotteur sono esclusivamente uomini e possono sviluppare la loro tendenza in senso sia omo sia eterosessuale (Fabrizi A.., 2000). Masochismo Sessuale A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano l’atto (reale, non simulato) di essere umiliato, picchiato, legato, o fatto soffrire in qualche altro modo. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali, o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
Il masochismo prende il nome dallo scrittore ungherese Sacher Masoch celebre per la sua raffinatezza voluttuosa a cui sono improntati tutti i suoi romanzi. Alcune persone che presentano questo disturbo possono essere infastidite dalle loro fantasie masochistiche, che comunque ricercano durante i rapporti sessuali o la masturbazione, ma non sono agite in altri modi. Queste fantasie implicano il fatto di essere violentati mentre si è tenuti legati da parte di altri, privandosi in tal modo di ogni possibilità di fuga. Altre persone ancora si auto infliggono punizioni che vanno dal legarsi, al pungersi con spilli, dal sottoporsi a scosse elettriche, all’automutilazione. Quando il masochismo si esprime con un partner si ricerca la costrizione fisica, lo schiaffeggiamento, la sculacciata, la fustigazione, le percosse, le scosse elettriche, le ferite da taglio, le punture e le perforazioni, e vari tipi di umiliazioni morale quali farsi urinare o defecare addosso, farsi costringere a camminare a quattro zampe e abbaiare come una cane, farsi insultare. L’ipossifilia è una forma particolarmente pericolosa di masochismo sessuale, che comporta l’eccitamento sessuale da deprivazione di ossigeno. La presenza di fantasie sessuali masochistiche si verifica già nell’adolescenza, mentre l’età di insorgenza delle attività masochistiche con partner generalmente si situa nella prima età adulta (Rossi R., 2000). Spesso il masochismo è associato al sadismo cosicché sono considerati spesso non come due perversioni, ma come un’unica perversione con due forme, passiva e attiva. Queste persone sono fondamentalmente sadiche con tendenze masochistiche: tendono a ripetere l’aggressione, dirigendola verso gli altri, ma sono anche molto vulnerabili. Le componenti di dipendenza e di inferiorità coesistono nell’individuo sadico, che cerca a sua volta di tenere sotto controllo, rendendo dipendenti ed inferiori gli altri (Petruccelli F., 2000). Sadismo Sessuale A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano azioni (reali, non simulate) in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali, o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
Il termine sadismo deriva dal famoso marchese de Sade, di cui si conoscono le gesta come scrittore e come autore di certi giochi crudeli e che finì in un ricovero per alienati per questi suoi comportamenti. Uno studio critico sulle opere di Sade evidenzia che la forma del suo sadismo poggiava su quattro caratteristiche principali:
· Odio per l’altro sesso · Odio-amore per il proprio sesso · Paura del coito · Paura ed evitamento di eventuali discendenti
Alla base di queste caratteristiche c’è quindi una paura della responsabilità. In un certo senso, il sadismo rifiuta la reciprocità, caratteristica dell’amore: il sadico non vuole che la vittima gli offra dedizione, al contrario esso vuole che gli opponga resistenza in modo da poterla spezzare. Quindi tutto il suo interesse poggia sulla costrizione. Il sadismo differisce dalle altre perversioni non soltanto perché l’atto sessuale è costituito da un atto di violenza ma anche perché, almeno nella maggior parte dei casi, i genitali non sono utilizzati. Inoltre la violenza è spesso di tipo psichico con minacce ed atteggiamenti intesi a spaventare ed a umiliare la vittima: il sadico cerca una specie di “vergogna spaventata” provocata da lui negli altri. Il sadico si serve della sua attitudine a essere eccitato dalla sofferenza, effettiva o simbolica, attiva o passiva, per procurarsi piacere e per raggiungere l’orgasmo, effettivamente determinato o facilitato con manovre autoerotiche (Petruccelli F., 2000). Feticismo di Travestimento A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, riguardanti il travestimento di un maschio eterosessuale. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali, o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.
Specificare se: Con Disforia di Genere La vestizione è utilizzata in modo feticistico per eccitarsi sessualmente. L’insorgenza del disturbo è tipicamente segnalata da travestimenti nella fanciullezza o nella prima adolescenza. Talvolta il travestimento non è praticato in pubblico fino all’età adulta. Inizialmente il travestimento può essere totale o parziale; nel secondo caso, solitamente, progredisce verso l’utilizzo completo di indumenti femminili. Di solito il maschio con feticismo di travestimento colleziona gli indumenti femminili che di tanto in tanto utilizza per travestirsi; certuni inseriscono una sola parte dell’abbigliamento femminile sotto il loro abito maschile (biancheria intima, maglieria), altri indossano esclusivamente vesti da donna e hanno l’abitudine di truccarsi. Il capo prescelto si trasforma in oggetto erotico che la persona utilizza prima della masturbazione (dove immagina di essere sia il maschio soggetto sia la femmina oggetto della sua fantasia sessuale) e poi nel rapporto sessuale (Vizzari V., 2000). Voyeurismo A. Durante un periodo di almeno sei mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano l’atto di osservare un soggetto che non se l’aspetta mentre è nudo, si spoglia, o è impegnato in attività sessuali. B. Le fantasie, gli impulsi sessuali, o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
Il voyeur vero e proprio è chi trae soddisfazione unicamente dall’osservare una persona o una coppia in intimità o in attività erotiche. Il cosiddetto guardone, non visto, scarica l’eccitazione che deriva dall’essere entrato in contatto con il corpo di altri ignari attraverso la masturbazione (Simonelli C., 2000). Parafilia Non Altrimenti Specificata In questa categoria diagnostica rientrano Parafilie come:
· Scatologia telefonica (telefonate oscene) · Necrofilia (cadaveri) · Parzialismo (attenzione esclusiva per una parte del corpo) · Zoofilia (animali) · Coprofilia (feci) · Clismafilia (clisteri) · Urofilia (urine)
Accanto alle perversioni classiche più frequentemente conosciute esistono parafilie considerate “minori” perché molto più rare o idiosincrasiche. Come per le altre parafilie, si possono distinguere due forme principali:
· Perversioni dell’atto · Perversioni dell’oggetto
Tra le perversioni dell’atto troviamo le deviazioni sessuali che sostituiscono in modo esclusivo e ripetitivo il coito con una pratica di altro tipo. La coprofilia La coprofilia consiste nell’eccitarsi sessualmente a contatto con gli escrementi derivanti dalla funzione escretoria propria o altrui. Il coprofilo può raccogliere gli escrementi altrui e servirsene per masturbarsi, oppure li conserva così come a volte colleziona i pezzi di carta igienica. Nella coprofilia l’attrazione inizia dai glutei per focalizzarsi poi sempre più sulla zona anale e, infine esclusivamente sulle feci. Al primo stadio il coprofilo si sente ancora attratto dalla persona che defeca e le chiede di poter assistere a questo suo atto; lentamente gli escrementi diventano più importanti della persona che li espelle fino al punto che il soggetto (omo od eterosessuale), per soddisfare i suoi desideri sessuali, ha soltanto bisogno delle sue o delle altrui feci. In quest’ultima fase, quindi, la relazione con l’altro diventa secondaria, se non addirittura accessoria (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000). L’urofilia L’urofilia rappresenta una forma di feticismo per l’urina in cui l’eccitazione sessuale deriva dal guardare una persona urinare, dall’essere bagnati o dall’ingerire urina e dall’urinare su un’altra persona. In un primo stadio è la persona che minge (in genere del sesso opposto) ad essere al centro dell’attenzione dell’urofilo, che spesso si introduce nei bagni pubblici per osservare. Ad uno stadio successivo, l’urina diventa sempre più l’oggetto del piacere sessuale, fino ad arrivare a situazioni in cui esso è legato al farsi urinare addosso; in alcuni casi si può giungere ad un’incapacità a raggiungere un orgasmo genitale, provando invece sensazioni simili nell’atto dell’orinare (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000). La scatologia telefonica La scatologia telefonica detta anche pornolalia è la tendenza a pronunciare parole oscene, che sottende l’intenzione di indurre l’ascoltatore a visualizzare in modo vivace l’oggetto d’eccitazione con il vantaggio che in questo modo la sessualità temuta ha riferimenti solo astratti, non è reale. Il pornolalomane si rivolge, soprattutto per telefono, ad una persona prescelta (conosciuta o sconosciuta) ponendogli quesiti osceni o pronunciando parole oscene, procurandosi in tal modo, eccitazione sessuale (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000). La clismafilia La clismafilia è un atto in cui il piacere sessuale è dato dalla pratica del clistere eseguito su di sé o su altri. Il clistere diventa indispensabile per l’eccitazione, l’erezione e l’eiaculazione, mentre l’attività coitale resta solo un tramite meccanico per il processo (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000).
Tra le perversioni dell’oggetto troviamo pratiche sessuali in cui si verifica una sostituzione dell’oggetto finale (adulto consenziente) con cadaveri, animali od altro. La necrofilia La necrofilia consiste nel realizzare esclusivamente la soddisfazione sessuale con un cadavere di sesso femminile, della cui morte non si è in alcun modo responsabili. Davanti al cadavere il necrofilo può accarezzarlo voluttuosamente, può masturbarsi o giungere all’amplesso (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000). La zoofilia La zoofilia è la tendenza ad avere rapporti sessuali orali, anali o genitali con animali. Quando però è favorita dalla necessità di sfogare in qualche maniera gli istinti sessuali in assenza di un partner umano disponibile non si può parlare di perversione (Matteucci P., Palaia B., Tripodi F., 2000).
Esistono una serie di comportamenti sessuali per i quali il limite tra normalità e perversione è difficilmente individuabile. Tali comportamenti, se da una parte possono rientrare nella varietà delle attività sessuali ordinarie, dall’altra possono fissarsi come uniche modalità per il raggiungimento del piacere sessuale. Diventa così evidente che l’unico parametro clinicamente attendibile per diagnosticare una perversione è l’utilizzo esclusivo di una certa pratica per il raggiungimento del piacere sessuale.
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