| L'istinto materno e paterno |
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di Eleonora Manna
Molti studiosi hanno cercato di spiegare e giustificare l’esistenza,
come l’assenza, dell’istinto materno. Molti altri hanno cercato di
descrivere le possibili differenze tra l’istinto presente in una madre
e quello presente in un padre. Quello che però è senz’altro
affascinante, dal mio punto di vista, è l’esistenza di un vissuto
estremamente coinvolgente, provato da molti di coloro che si trovano di
fronte al loro piccolissimo figlio, o che provano anche solo ad
immaginare di coccolare tra le braccia il neonato. Questa esperienza emozionale è presente e sperimentabile sia dall’uomo che dalla donna, anche se si è portati a credere che nel caso della donna tale vissuto sia maggiormente percepibile, a causa della sua più forte predisposizione psicologica e genetica a crescere un bambino. L’istinto materno, così come quello paterno, può essere descritto come un sentimento fortissimo di protezione nei confronti del proprio piccolo. Questo sentimento nasce spesso ancor prima che il neonato nasca ed è evidentemente presente, anche se in modo latente e non consapevole , ancor prima che venga concepito. Quando dunque un adulto si troverà di fronte ad un neonato, proverà un incontrollabile desiderio di proteggerlo. Questa sensazione irrazionale e spesso imprevedibile non ci è stata semplicemente insegnata, né deriva soltanto dal desiderio di essere finalmente genitori, ma ci appartiene in modo innato e non ha dunque bisogno di essere appreso. Non è quindi naturale non provare questo istinto per un neonato, e soprattutto per il proprio piccolo neonato, né per una madre, né per un padre; quando allora un adulto si accorge di non sentire questo tipo di trasporto irrazionale è perché la sua esperienza passata di figlio non è stata serena e nei peggiori dei casi è stata a dir poco traumatica. Le esperienze dolorose, o addirittura quelle traumatiche hanno infatti il potere di ledere e compromettere le capacità di reazione di un adulto e di potenziale genitore. Tutto ciò avviene su un piano certamente inconscio ed è per questo motivo che molti adulti non sono consapevoli di questo processo. Il desiderio di dimenticare esperienze infantili dolorose è infatti tanto forte, da far rimuovere i ricordi traumatici risalenti a quando eravamo piccoli o addirittura neonati e dunque impossibilitati per motivi biologici a ricordare con precisione quanto accaduto. Gli adulti che non percepiscono dunque il cosiddetto istinto materno o paterno non dovrebbero mettere al mondo un bambino e dovrebbero al contrario soffermarsi a riflettere sulla mancanza di tale sentimento, mancanza che non può essere ignorata. Se costoro decidessero comunque di portare avanti una gravidanza, senza aver affrontato queste problematiche, si ritroverebbero a trasferire sul loro piccolo le proprie difficoltà ed in particolare quel trauma della mancanza d’amore tra un genitore ed un figlio. Ecco come questa difficoltà ad amare il proprio piccolo verrebbe trasmessa inevitabilmente di generazione in generazione. Possiamo ritenere quindi l’istinto di protezione un sentimento che funge in qualche modo da indicatore della nostra buona predisposizione a diventare genitori, un vissuto che emerge con il tempo in modo naturale e che può allora essere assecondato, laddove vi siano le condizioni necessarie a crescere un figlio. Oggi molti neonati vengono abbandonati, maltrattati, uccisi, trascurati, lasciati morire e nel peggiore dei casi persino stuprati….tutto ciò è difficile da accettare, soprattutto da parte di chi è ancora in grado di sentire la forza coinvolgente ed emozionante dell’istinto di proteggere il proprio piccolo; tuttavia colui che non ha mai avuto la possibilità di sperimentarlo, anche soltanto nelle sue fantasie, potrebbe avvertire quell’altro incontrollabile istinto che non ha un nome preciso, ma che ha semplicemente a che fare con l’impulso a far del male ad un cucciolo indifeso. |
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