| Simbolizzazione affettiva di perversioni sessuali |
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di Flavia Coffari, Alessandro Mingarelli, Irene Ricci, Alessia Terracina
RIASSUNTO Dopo aver analizzato il pensiero scientifico sulle perversioni sessuali, è stato esposto il modello teorico della ricerca che ruota intorno al concetto di simbolizzazione affettiva. Lo scopo della ricerca è di capire cosa implica connotare un individuo “perverso sessualmente”. E’ stato somministrato un questionario che indaga come viene rappresentata la motivazione al rapporto sociale di uomini e donne dediti a comportamenti perversi sessualmente. Il campione è costituito da 123 soggetti esclusivamente domiciliati nel comune di Roma (Italia), in quanto una campionatura più estesa avrebbe compromesso, per la modellistica utilizzata, la relazione individuo - contesto. I soggetti sono stati divisi per sesso ed età (giovani / adulti), considerando anche il loro grado di istruzione e la professione. Parole chiave: Simbolizzazione affettiva, Perversione sessuale, Motivazione al rapporto sociale, Collusione. INTRODUZIONE Con questo studio ci siamo proposti di andare in direzione opposta alle ricerche canoniche sull’argomento, difatti non esporremo nessun “nuovo” modello psicopatologico riguardante le perversioni sessuali, ma cercheremo di capire cosa richiami alla mente il termine “perversione” nelle persone comuni. L’utilizzo da parte dei mezzi di comunicazione di massa, di una terminologia inscritta in un’ottica medico - psichiatrica, senza che ne sia spiegato l’effettivo significato, alimenta la costruzione di miti; la rappresentazione del soggetto perverso sessualmente assume configurazioni poliedriche determinate più dai significati che gli sono riversati (ma forse dovremmo dire proiettati), che da effettivi criteri oggettivi. Ben noto è in psicologia l’effetto diverso che si ha nel definire in un modo o nell’altro le cose (vedi ad esempio l’effetto placebo), figuriamoci connotando diversamente le persone; gli studi di Becker sull’etichettamento anche se datati hanno messo in luce questi aspetti per quanto riguarda le carriere devianti (Becker, 1963).
LA VISIONE SCIENTIFICA DELLE PERVERSIONI Le perversioni sessuali possono essere definite tutti quei comportamenti sessuali che si differenziano in modo rilevante da quelli usuali. In questa definizione si deve, tuttavia, tener conto della fase di sviluppo in cui si trova il soggetto perché atteggiamenti che possono essere considerati normali se si manifestano nell'infanzia, possono divenire perversi se sussistono nell'età adulta. Freud fu il primo a riconoscere che la disposizione sessuale perversa che c'è nell'infanzia è fisiologica, e tende poi a modularsi nell'età adulta. Molto spesso è durante psicoterapie iniziate per altri motivi che emerge una tendenza deviante. Molti soggetti vivrebbero con piacere e soddisfazione le loro perversioni se non fosse per le implicazioni morali e legali che esse comportano. Il rischio di andare incontro a pene giudiziarie e la condanna sociale rendono così i dati relativi alla frequenza di questi comportamenti assolutamente non indicativi, e si suppone una prevalenza nella società più elevata rispetto a quella evidente. Dai dati clinici risulta che circa la metà dei soggetti con parafilia è adulta e sposata. La comparsa delle varie perversioni è generalmente prima dei 21 anni (Abel, 1992) anche se l'età media di comparsa varia a seconda del tipo di parafilia. I più frequenti atti parafilici sono quelli di tipo esibizionistico o di masturbazione pubblica, seguiti da masochismo, frotteurismo, travestitismo e voyeurismo. Krafft-Ebing (1966) definiva perversa ogni manifestazione dell'istinto sessuale non corrispondente allo scopo della natura, che sarebbe unicamente quello riproduttivo. Il DSM IV considera i comportamenti sessuali devianti come "un gruppo di disturbi sessuali caratterizzati da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti ed intensamente eccitanti sessualmente, che possono riguardare oggetti inanimati, la sofferenza o l'umiliazione di sé stessi o del partner, o bambini o altre persone non consenzienti, e che si manifestano per un periodo di almeno sei mesi". Per alcuni soggetti, fantasie o stimoli parafilici sono indispensabili per l'eccitazione sessuale e sono sempre inclusi nell'attività sessuale. In altri casi le preferenze parafiliche si manifestano solo episodicamente, per esempio durante periodi di stress, mentre altre volte il soggetto riesce a funzionare sessualmente senza fantasie o stimoli parafilici. Per l'A.P.A. (1995) il comportamento, i desideri sessuali, o le fantasie causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell'area sociale, lavorativa, o d’altre aree importanti del funzionamento. La definizione psicoanalitica tradizionale mette in risalto la devianza e l'anormalità sessuali, enfatizzandone gli aspetti ripugnanti. Dal punto di vista psichiatrico clinico le parafilie costituiscono le deviazioni dal normale oggetto sessuale. Sono classificate tutte quelle forme che precedentemente venivano chiamate perversioni. Nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM III) pubblicato nel 1980 dall’American Psichiatric Association, il termine "parafilia" è stato proposto per la prima volta, preferendolo a quello di "perversione", che rimandava ad una distorsione dalla vita sessuale: questo termine sottolinea il fatto che la deviazione (para) dipenda dall'oggetto da cui la persona è attratta (filia). Dal momento che si usano i concetti di perversione e di devianza sessuale, è necessaria una riflessione su quello che si intende per normalità e comportamento sessuale normale. Infatti, esiste una grande varietà individuale per quanto riguarda il modo di manifestarsi del comportamento sessuale. E' proprio la variabilità a rendere difficile la delineazione fra il normale e il deviante. Freud (1905) definì l'attività sessuale come perversa quando è focalizzata su regioni del corpo non genitali, soppianta e sostituisce l'abituale pratica di rapporti genitali con un partner dell'altro sesso o tende ad essere la pratica esclusiva dell'individuo. Egli contrappose la nevrosi alla perversione ritenendo quest'ultima la dimostrazione di come la pulsione sessuale fosse in un primo tempo indipendente dal proprio oggetto. I sintomi nevrotici sono la trasformazione di fantasie perverse rimosse. Nelle perversioni le fantasie divengono coscienti. La nevrosi è quindi vista da Freud come il negativo della perversione. Stoller (1975,1985) sostiene che la crudeltà e il desiderio di umiliare e di degradare il partner sessuale o se stessi è la caratteristica determinante per classificare un comportamento come perverso. Melanie Klein (1933) considerò le perversioni come sistemi di difesa contro l'angoscia. Ella andò contro la teoria classica che le vedeva come una forma di regressione ad un livello infantile del desiderio. Come si può vedere ci sono diverse classificazioni a seconda che si seguano criteri esclusivamente descrittivi, come quello adottato dal DSM IV; criteri psicodinamici, riferiti principalmente alle teorie di Freud, oppure criteri quantitativi che distinguono le perversioni in un'inversione della scelta o un’alterazione della condotta che porta all'orgasmo.
MODELLO TEORICO DELLA RICERCA R. Carli ha integrato il costrutto delle rappresentazioni sociali con un modello della relazione sociale comprensivo della dinamica collusiva che si fonda sul modo di essere inconscio della mente (Carli, 1990; Matte Blanco, 1975). “Il sistema inconscio rappresenta affettivamente la realtà esterna, tramite il processo di simbolizzazione affettiva. Tale rappresentazione d’altro canto è la risultante non solo della funzione mentale inconscia, ma anche del sistema percettivo che introduce segnali creando differenze: queste differenze vengono simbolizzate affettivamente entro classi omogenee contrapposte, si tratta è importante sottolinearlo di classi emozionali” (Carli, Paniccia, 1993: 28-29). La rappresentazione sociale ha un suo fondamento utile alla comprensione dell’azione collusiva nel contesto nel quale è stata studiata. Per collusione s’intende l’insieme delle simbolizzazioni affettive evocate dal contesto nei differenti partecipanti della relazione sociale. Il contesto evoca la collusione, ma quest’ultima è in grado, a sua volta, d’influenzare ed orientare il contesto stesso; tra collusione e contesto quindi, si propone una sorta di circolarità atta ad orientare dinamicamente la relazione sociale. La dinamica collusiva rappresenta la componente emozionale della relazione, e quindi comporta un coinvolgimento profondo ed implicante. Tra azione, dinamica collusiva e rappresentazione sociale c’è uno stretto rapporto di causalità, se vengono considerate all’interno di uno specifico contesto. “All’interno di un determinato contesto gli attori producono simbolizzazioni tra loro omogenee proprio perché essi condividono una determinata struttura di relazione” (Paniccia, Salvatore, 1998: 95). Nella nostra ricerca il contesto è ovviamente, il luogo da cui è stato estratto il campione, quindi la città di Roma. La teoria di McClelland sulle motivazioni al rapporto sociale ha inizialmente rivolto il suo interesse all’analisi delle prestazioni di lavoro (McClelland, 1958); successivamente la teoria viene riproposta da R. Carli in ambito clinico (Carli, 1987) e diviene un elemento da analizzare all’interno del setting di consulenza dello psicologo per non colludere con le aspettative del cliente. Questo costrutto può essere utilizzato per indagare come viene simbolizzato affettivamente un oggetto (usando un accezione psicodinamica); (Carli et al., 1997) avendo il vantaggio di non limitarsi da un lato a cogliere caratteristiche intrapsichiche avulse da ogni contesto di riferimento, e dall’altro a non essere costretto a postulare il nesso tra sociale e cognitivo come avviene per le rappresentazioni sociali (Paniccia, Salvatore, 1998).
MATERIALI E METODI Nella presente ricerca, utilizzando un questionario sviluppato dal modello di McClelland, si è voluto indagare come vengano simbolizzate affettivamente le persone dedite a perversioni sessuali. Il questionario chiede la valutazione separata di uomini e donne perverse sessualmente su una lista di nove aggettivi, correlati a gruppi di tre con le aree motivazionali che McClelland ha individuato come fondanti il rapporto sociale.
Aggettivi: Area Affiliazione: amichevole, gentile, sensibile; Area Potere: autorevole, deciso, influente; Area Riuscita: efficiente, intelligente, preparato. Figure da valutare: Uomo perverso sessualmente Donna perversa sessualmente Metodologia di valutazione: Per ogni figura i soggetti hanno una lista con i nove aggettivi. Le valutazioni proposte sono costituite da una scala Likert a sei passi per ogni aggettivo. Variabili di disegno: I soggetti indicano alcuni dati personali: ETA’, SESSO, TITOLO DI STUDIO, PROFESSIONE, COMUNE DI DOMICILIO. In questa ricerca il COMUNE DI DOMICILIO è stato considerato come una variabile indipendente, poiché sono stati campionati solo soggetti con domicilio in Roma. Definizione delle dimensioni motivazionali: Motivazione all’affiliazione: Si esprime nella tendenza ad evocare nell’interlocutore un atteggiamento di accettazione e di presa in carico di sé e della propria dipendenza affettiva. Motivazione al potere: Definisce quegli aspetti di rapporto legati alla tendenza a controllare, determinare, influenzare il comportamento dell’altro. Il bisogno di potere si esprime quindi attraverso i tentativi e i modi per ottenere e conservare il controllo dei mezzi di influenza su altri. Motivazione alla riuscita: definisce quelle caratteristiche legate al porre in rilievo l’importanza di successo, di realizzazione di mete prestigiose e soddisfacenti. Analisi dei dati: Oltre alla sommatoria delle frequenze per ogni motivazione, è stata effettuata un' analisi delle corrispondenze sui valori positivi risultanti dall’incrocio tra le Motivazioni e l’Età e il Sesso dei soggetti per ogni “figura”. Per la verifica delle ipotesi abbiamo utilizzato la formula semplificata per il calcolo del Chi2, adattata all’uso di tabelle di contingenza (2 X 2): Chi2 = __[(A ´ D) - (B ´ C) - N¸2]2 ´ N ________ (A + C) ´ (B + D) ´ (A + B) ´ (C + D) gdl = 1 a = 0,05 Chi2 critico = 3,84 Ipotesi: H1 = Le singole categorie motivazionali (affiliazione, potere, riuscita) si presentano con frequenze diverse tra soggetti giovani e soggetti adulti. H2 = Le singole categorie motivazionali si presentano con frequenze diverse tra uomini e donne.
RISULTATI Il campione è stato suddiviso per sesso ed età, per quanto riguarda quest’ultima si sono formate due categorie: i giovani con massimo 30 anni, e gli adulti dai 31 anni in su. Sono stati sommati i nove aggettivi per ogni “figura”, considerando le risposte del questionario 1, 2, 3 come –3, -2, -1 e i valori 4, 5, 6 come +1, +2, +3. I risultati degli aggettivi sono confluiti nelle tre aree motivazionali. Le percentuali sono state ottenute considerando un continuum da un polo positivo di tutte risposte “fortemente in accordo”, ad uno negativo con risposte “fortemente in disaccordo”. Ipotesi H1 (frequenze diverse tra giovani ed adulti) Prima area: Uomo perverso sessualmente Motivazione all’affiliazione : chi-quadro = 3,06 non significativo Motivazione al potere : chi-quadro = 2,63 non significativo Motivazione alla riuscita : chi-quadro = 0,14 non significativo Seconda area: Donna perversa sessualmente Motivazione all’affiliazione : chi-quadro = 3,56 non significativo Motivazione al potere : chi-quadro = 3,20 non significativo Motivazione alla riuscita : chi-quadro = 8,20 significativo Ipotesi H2 (frequenze diverse tra uomini e donne) Prima area: Uomo perverso sessualmente Motivazione all’affiliazione : chi-quadro = 1,40 non significativo Motivazione al potere : chi-quadro = 1,07 non significativo Motivazione alla riuscita : chi-quadro = 0,84 non significativo Seconda area: Donna perversa sessualmente Motivazione all’affiliazione : chi-quadro = 1,97 non significativo Motivazione al potere : chi-quadro = 0,02 non significativo Motivazione alla riuscita : chi-quadro = 0,25 non significativo
DISCUSSIONE L’unico risultato significativo dell’elaborazione statistica con il Chi2 è stato ottenuto con l’ipotesi H1 (frequenze diverse tra giovani e adulti), nella “figura” della donna sessualmente perversa per la motivazione alla Riuscita. La simbolizzazione della donna perversa sessualmente relativamente alla categoria della Riuscita (successo, realizzazione di mete), negli adulti presenta una valutazione positiva del 48,2%, mentre tra i giovani ottiene un 64,50%; infatti il Chi2 = 8,80 è 2,29 volte più grande del Chi2-critico = 3,84. Sono al limite della non significatività i risultati relativi alle categorie dell’Affiliazione e del Potere riguardo all’ipotesi H1, sempre per la “figura” femminile perversa sessualmente. Anche qui si può notare, indipendentemente dalla significatività statistica dei dati, una rilevante differenza tra le categorie dei giovani e degli adulti. Per quanto riguarda la motivazione all’Affiliazione Chi2 = 3,56, le percentuali sono rispettivamente del 54% e del 43,30%; nella motivazione al Potere si ha un Chi2 = 3,2, e delle percentuali di58,3% e di 56,7%. Ciò sta a significare che l’età gioca un ruolo centrale nella simbolizzazione delle perversioni sessuali femminili. Un risultato interessante è quello relativo all’ipotesi H1 nella “figura” dell’uomo perverso sessualmente, per la motivazione all’Affiliazione; i giovani presentano una valutazione positiva nel 38,6% dei casi, mentre gli adulti nel 29%, Chi2 = 3,06; anche se non statisticamente significativo, questo risultato mostra ancora una volta che l’età incide nella valutazione simbolica delle perversioni. Rispetto all’ipotesi H2 non sono state rivelate differenze tra i due sessi intervistati, tutti i Chi2 hanno valori bassi. Quindi le simbolizzazioni affettive dipendono molto più dall’età che dal sesso. Gli unici valori con qualche rilevanza nell’ipotesi H2 sono quelli relativi alla categoria Affiliativa, in cui la valutazione positiva totale degli uomini sessualmente perversi è del 35% mentre quella della donna del 49%, indicazione del fatto che alla donna non viene negato il bisogno d’avere legami affettivi. Andamenti numerici simili sono evidenziabili nelle sommatorie delle aree motivazionali anche se non sottoposte ad analisi statistica.
CONCLUSIONI I giovani hanno nel complesso una visione più positiva delle motivazioni al rapporto sociale negli individui perversi sessualmente rispetto agli adulti, specialmente per quanto riguarda le donne. Questa differenza generazionale indica che le simbolizzazioni affettive non si costruiscono solamente nei contesti culturali d’appartenenza ma anche nei gruppi sociali, che possono essere trasversali alle radici culturali. Il campione nel complesso indica la perversione sessuale femminile come meno allarmante di quella maschile, che viene considera più minacciosa. Infine è da tenere presente che la simbolizzazione affettiva orienta all’azione collusiva in entrambi i soggetti della relazione, modellandone continuamente le identità. Uno dei compiti della psicologia in quest’area è, a nostro parere, di divulgare queste forme di rappresentazioni che, in alcuni casi, anche se latenti, orientano l’azione. Occorre quindi “estrarre asimmetria dal modo d’essere inconscio della mente” (Matte Blanco, 1975).
* Questo articolo è stato estrapolato da un lavoro di ricerca presentato alla II° Conferenza Internazionale di Sessuologia: “Le perversioni sessuali” tenutasi a Roma dal 6 all’8 ottobre 2000.
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