| Sterilità e sterilizzazione come scelta consapevole |
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di Flavia Coffari e Sara Maria Prencipe
Dalle ricerche che abbiamo svolto sull’argomento della sterilizzazione sono emerse in letteratura interessanti ricorsi alla suddetta metodica in relazione ad obiettivi religiosi, storici, sociali e terapeutici. Ne elenchiamo alcuni tanto per offrirne un piccolo accenno storico e soddisfarne qualche curiosità. Si parla di:
LA STERILIZZAZIONE VOLONTARIA Per sterilizzazione si intende un intervento chirurgico che, attraverso l’interruzione delle tube nella donna o dei deferenti nell’uomo, procura una permanente incapacità alla procreazione. La sterilizzazione ha avuto notevole diffusione e si è inserita tra le più utilizzate tecniche per il controllo della fertilità. Più recentemente le metodiche di sterilizzazione hanno subito una sostanziale evoluzione non solo per la possibilità di essere applicate per via laparoscopica (addominale) o per via isteroscopica (uterina), ma anche perché offrono discrete prospettive di reversibilità, qualora la persona sterilizzata desideri successivamente ripristinare la possibilità di avere figli. Le metodiche di sterilizzazione si possono applicare sia nella donna che nell’uomo. Le scelte possibili sono la legatura delle tube per la donna e la vasectomia per l’uomo. Affinché l’indicazione sia corretta occorre che chi la richiede sia esattamente informato delle conseguenze di questo atto chirurgico. Un/a candidato/a ideale alla sterilizzazione dovrebbe avere, oltre una buona convinzione:
LA STERILIZZAZIONE FEMMINILE Le metodiche con le quali si può procedere alla sterilizzazione femminile sono diverse, ma tutte agiscono sulle salpingi (due tubi pari e simmetrici che si trovano agli angoli laterali dell’utero) mediante asportazione totale o parziale oppure con un’occlusione delle stesse. L’asportazione totale o parziale viene consigliata nei casi in cui vi siano motivazioni terapeutiche e curative giustificabili, come la presenza di tumori o neoplasie. Le metodiche di occlusione delle tube sono quelle più usate e consigliabili a fini contraccettivi. Essa può essere attuata:
LA STERILIZZAZIONE PER VIA LAPAROSCOPICA L’intervento per via laparoscopica viene eseguito utilizzando il laparoscopio. Questo strumento assomiglia ad un piccolo bastoncino cavo, esso viene introdotto nella cavità addominale attraverso una minuscola incisione al di sotto dell’ombelico. I procedimenti di sterilizzazione attuabili per via laparoscopica consistono: Nella termocoagulazione Nell’applicazione di un anello di silastic Nell’applicazione di clips metalliche a molla
Termocoagulazione Per questo tipo di procedimento si utilizza una pinza per endocoagulazione di Semm a temperatura di 120° C e tempo di coagulazione di 20 secondi. Si procede afferrando la salpinge a livello dell’istmo e sollevandola in alto e così effettuare la termocoagulazione della tuba compresa nella pinza.
Applicazione di un anello di silastic Con questo tipo di procedimento non si prevede distruzione di un tratto della salpinge bensì viene collocato un anello di silastic a livello istmico delle due salpingi. Per applicare questo anello si solleva con un apposito strumento la porzione mediana dell’istmo della tuba in modo da formare un’ansa. Si attrae poi la tuba dentro l’applicatore e l’anello viene così collocato.
Applicazione di clips metalliche a molla Anche questo tipo di procedimento, come il sopracitato, non prevede distruzione della salpinge. Le clips si collocano a circa 2 cm dall’ostio uterino e comprimendo il lume della tuba ne interrompono la pervietà. L’applicazione corretta delle clips è determinante al fine di evitare fallimenti. Le clips devono quindi comprendere l’intera tuba ed essere ben chiuse in modo tale da fare una forte pressione sul lume tubarico.
LA STERILIZZAZIONE PER VIA LAPAROTOMICA L’intervento di sterilizzazione può essere effettuato anche per via laparotomica, ovvero mediante una piccola incisione sovrapubica di circa 4 cm e così raggiungere le tube su cui agire l’intervento. Il procedimento di sterilizzazione che si effettua tramite laparotomia consiste nell’inserimento nel canale cervicale uterino una piccola cannula che verrà fissata con delle pinze in modo che il suo spostamento possa sollevare le salpingi. Con un’altra pinza si solleva il tratto istmico della salpinge formando così un’ansa e sulle due estremità di questa ansa si collocano due lacci di catgut cromico. Successivamente con delle forbici si taglia il tratto di ansa tra i due lacci in modo tale da provocare un’interruzione della tuba.
LA STERILIZZAZIONE PER VIA ISTEROSCOPICA L’intervento per via isteroscopica viene effettuato mediante visione uterina, difatti il raggiungimento delle tube non avviene per via addominale bensì per via vaginale. Il procedimento di sterilizzazione per via isteroscopica prevede la collocazione negli osti uterini delle due salpingi di due piccoli tappi forati in silicone, all’interno dei quali è incluso anche un filo di materiale non riassorbibile. Una volta infilati i tappi nei rispettivi osti uterini il filo rimane nella cavità endometriale (interno utero). Successivamente viene iniettata della gomma liquida attraverso i piccoli fori dei tappi che solidificherà in 5 minuti occludendo così la tuba.
FALLIMENTI – REVERSIBILITA’ – COMPLICAZIONI I fallimenti della sterilizzazione femminile si verificano in una percentuale variabile a seconda della metodica scelta. Dalla letteratura in nostro possesso la stima di fallimenti è:
La reversibilità risulta essere presente in tutte le metodiche descritte tranne che per la termocoagulazione e quella per via laparotomica in quanto prevedono l’asportazione e/o distruzione di parti delle tube. Riguardo le complicazioni si riscontrano del 6-7% nelle sterilizzazioni per via laparoscopica e nel 2% circa si deve effettuare la laparotomia per rimediare ai danni provocati. Le complicanze consistono in emorragie, lesioni intestinali e dello stomaco.
LA STERILIZZAZIONE MASCHILE La sterilizzazione maschile si ottiene con la vasectomia, un’operazione che consiste nella legatura dei vasi deferenti, attraverso i quali gli spermatozoi dal testicolo raggiungono il pene. È un intervento abbastanza semplice che viene effettuato in anestesia locale e non dura più di 30 minuti. Si procede con una piccola incisione sulla pelle dello scroto attraverso il quale vengono tirati fuori i dotti deferenti (due tubicini) dai quali vengono tagliati e rimossi un piccolo pezzettino di ognuno di essi. I monconi tagliati vengono poi legati o sigillati con corrente elettrica.
FALLIMENTI La percentuale riscontrata di fallimenti della vasectomia risulta essere abbastanza bassa, difatti la stima è di circa 3-4 ‰.
REVERSIBILITA’ La percentuale di successo della ricanalizzazione dei vasi deferenti, eseguita con tecnica microchirurgica, giudicata in base alla presenza di sperma nell’eiaculato, varia dal 37 al 90% dei casi. Il ripristino della fertilità è consigliabile entro 10 anni dall’intervento.
COMPLICANZE Tra le varie complicazioni riscontrate in questo tipo di intervento si rilevano possibili infezioni, ematomi, granulomi, reazioni immunitarie con formazione di anticorpi sperma agglutinanti per il 50-60% dei casi e anticorpi sperma immobilizzanti per il 20-40%.
I CHILDLESS Questo è l’identikit dei “childless” : sono in coppia, non hanno figli per scelta, hanno un’età tra i 35 ed i 50 anni, vivono in città, sono professionisti, guadagnano dai 40 ai 50 mila dollari l’anno, lavorano nel campo della finanza, nelle “net companies” o comunque nel terziario avanzato, investono in borsa e di solito votano repubblicano. Per i childless la coppia è una “società a due” dalla quale sono esclusi tutti gli altri e soprattutto i potenziali figli. Questo tipo di coppia si distingue per una connotazione estremamente narcisistica nella quale l’uno diventa lo specchio dell’altro. E’ possibile capire il movimento dei childless tenendo conto di fattori storici, sociali, economici e del disagio interiore provato nel non avere figli. I childless non vedono la procreazione come un dovere sociale ma al contrario ritengono che dato l’eccessivo tasso di natalità mondiale non procreare sia la vera assunzione di responsabilità. Tra i loro obiettivi spicca il desiderio di modificare la mentalità della gente a favore di un’insofferenza nei confronti di chi mette al mondo figli in modo irresponsabile. In questo modo si verifica un rovesciamento dei valori familiari e sociali tradizionali ed il bambino diventa una presenza limitante e negativa per la coppia. I childless del nuovo millennio si caratterizzano per l’aver improntato un rapporto di coppia basato su attività ludiche e utilizzo di linguaggio infantile. Come sostituto della prole adottano un animale domestico, vestono alla moda, viaggiano spesso. Sono generalmente laureati, professionisti in carriera e considerano la libertà il bene supremo. La principale caratteristica che li distingue dalle altre coppie senza figli è il loro atteggiamento trionfante nei confronti dell’assenza di prole. Negli anni 80 il movimento childless si è suddiviso in due diversi raggruppamenti: i dink ed i childfree, moderati i primi, radicali i secondi.
CHILDLESS BY CHOICE "Childless by choice” è un’organizzazione nata con lo scopo di “educare” la società circa gli aspetti positivi della scelta di non riprodursi. La “Childless by choice” afferma che fin dal 1991 svolge un ruolo determinante nell’aiutare le persone a vagliare i numerosi aspetti della loro decisione di avere o meno figli e nell’aiutare coloro che hanno deciso di non averne provvedendo al supporto necessario. Navigando su internet è possibile trovare numerosi siti e link che offrono prospettive sulla scelta di avere o non avere figli. Gli stessi Childless by choice ne suggeriscono alcuni. “Childless by choice” invita chi è interessato ad incontrare o trovare altre persone che non desiderano avere figli a contattare “No kidding”, un gruppo che aiuta le persone negli USA ed in Canada a formare gruppi sociali. Childless by choice ha una bibliografia di riferimento che suggerisce a tutti coloro che sono interessati all’argomento. Si tratta dei seguenti testi: S.Lang, 1996, “Women without children: the reasons, the rewards, the regrets”, Adams Pub (L’autrice intervista donne senza figli per vari motivi, scelta o caso, e come la loro generazionalità si esaurisce). M. Ireland, 1993, “Reconceiving women: separating motherhood from female identity” The Guiford Press. J. Carter, M. Carter ,1989, “Sweet grapes: how to stop being infertile and start living again”, Perspective Press ( un buon libro per chi lotta con la decisione se avere figli, non solo per le persone sterili; si potrebbe anche intitolare “Come prendere una decisione circa l’avere o meno figli e come andare d’accordo con una vita felice”. E. Burkett, 2000, “The baby boon: how family-friendly America cheats the childless”, The Free Press (La Burkett è estremamente premurosa nei confronti delle famiglie bisognose, sottolinea che i benefici sul luogo di lavoro e le riduzioni delle tasse sono solo degli “extra” per le famiglie già benestanti).
S. Maushart, 2000, “The mask of motherhood: how becoming a mother changes everything and why we pretend it doesn’t”, Penguin Books J.Williams, 2000, “Unbending gender: why family and work conflict, and what to do about it”, Oxford Univ. Press. M. Cain, 2001, “The childless revolution: what it means to be childless today”, Perseus Publishing. E. Peck, W. Granzing, 1978, “The parent test: how to mesure and develop your talent for parenthood”, GP Putnam’s Sons (un testo ancora valido malgrado sia di parecchi anni fa). R. Mahony, 1995, “Kidding ourself: breadwinning, babies, and bargainig power”, Basic Books ( Lettura fondamentale per chi sta contrattando con il proprio compagno circa il lavoro e le faccende domestiche quando avete dei figli). P. Schwartz, 1994, “Peer marriage: how love between equals really works.” Macmillan. S. Coontz, 1992, “The way we never were: american families and the nostalgia trap”, Basic Books. P. Lunneborg, 1999, “The chosen lives of childfree men”, Bergin & Garvey Publishers .
DECALOGO DEI CHILDLESS BY CHOICE Ci piacciono i bambini degli altri. Amiamo essere zie o zii ad honorem perché sappiamo che non siamo noi a crescerli. Preferiamo che i “nostri “ bambini abbiano più di 2 zampe. Impazziamo quando un bambino sbava. Preferiamo pulire la lettiera del gatto o fare il bagno antipulci al cane piuttosto che cambiare un pannolino. Non sentiamo i rintocchi dell’orologio biologico. Siamo stanchi di essere trattati come pazzi, guardati con ostilità e sospetto per le nostre scelte e di sentirci dire che c’è qualcosa di sbagliato in noi perché non vogliamo riprodurci. Rispettiamo la scelta di coloro che hanno deciso di avere dei figli. Ci aspettiamo il medesimo rispetto da coloro che hanno figli per la nostra scelta di non averne. Pensiamo che per sentirsi una “famiglia” sia sufficiente essere in due. Aspettiamo con ansia il giorno in cui i nostri parenti ed amici accetteranno la nostra scelta.
I DINK La parola “dink” è un acronimo di “double income no kids”, cioè “doppio reddito niente bambini”. Esistono alcuni sottotipi di dink: · dink a termine (rinviano nel tempo il momento della procreazione) · dink di ritorno (hanno dei figli da precedenti rapporti) Il dink D.O.C. però sono coppie non desiderano figli e non hanno mai provato a diventare genitori. Non credono che i figli siano il coronamento di un rapporto d’amore. Amano i locali alla moda, gli abiti griffati ed i viaggi intorno al mondo. Nella coppia dink i partner vivono uno nello specchio dell’altro ed ognuno si riflette e si ammira nello sguardo dell’altro. Si deresponsabilizzano nei confronti della vita dandole un valore esclusivamente ludico. Queste coppie vivono la collaborazione come un “fare le medesime cose” e non come un “unire le forze” in vista di un obiettivo comune; la reciprocità come “aspirare alle medesime cose” e non “rispettare l’altro” riconoscendone la diversità. Praticamente queste coppie vivono una relazione adolescenziale di tipo amicale senza progettualità. Essere un buon partner per loro vuol dire essere un valido partner sessuale. La maggioranza di loro ha tra i 30 ed i 50 anni ma più che l’età li accomuna una predisposizione mentale ed un “territorio valoriale”, come l’ha definito il sociologo Francesco Morace. Fiammetta Bonazzi gli ha dedicato un intero saggio: “Dink”, ella afferma che attraverso messaggi del marketing si sta intervenendo sul “DNA sociale” in modo da creare un target commerciale particolarmente appetibile perché economicamente solvibile, ben disposto all’acquisto e facilmente prevedibile nella scelta della valenza che questi prodotti devono avere. I dink hanno in comune il desiderio del disimpegno, la curiosità, l’attitudine ludica, la passione per il nomadismo, la propensione al consumo. Vengono accusati di non voler crescere, di dipendere ad oltranza dalla famiglia d’origine e di una patologica propensione al consumo. Gli vengono riconosciuti come punti a favore: la curiosità, l’utilizzo della fantasia, l’anticonformismo, la tolleranza, la flessibilità e la padronanza assoluta del tempo. Le coppie dink conoscono bene il valore del tempo ed investono molto denaro per viverlo al meglio. I bambini vengono visti come un fattore in grado di ridurre lo spazio di libertà temporale e sono percepiti in senso quantitativo invece che qualitativo. Willy Pasini ha definito i dink come “neoegoisti” mentre Donatella De Marinis più che di “egoismo” parla di “egocentrismo”. I partner della coppia temono di non riuscire a “sdoppiarsi”, di non poter gestire contemporaneamente il ruolo di amanti, genitori e professionisti. A volte sono le stesse famiglie d’origine a sconsigliare i dink di mettere su famiglia, la parola chiave è “aspettare” per non perdere nessuna opportunità e godersi tutto quello che la vita può offrirgli. Questo tipo di atteggiamento scatena un’ansia esistenziale di dover essere sempre pronti e liberi da ogni tipo di vincolo per poter andare in cerca della cosa che soddisfa maggiormente.
I CHILDFREE I childfree si dissociano dai dink. Rivendicano il diritto a non procreare teorizzando una filosofia di vita che ha come obiettivo il piacere ed il benessere materiale per raggiungere la felicità terrena. Vivono i bambini come una limitazione, la vita come un’opportunità. Valore assoluto ed irrinunciabile è la libertà intesa come svincolo da ogni tipo di responsabilità od impegno diverso dalla propria realizzazione narcisistica. Chi vuole diventare “childfree” deve fare una scelta definitiva di infertilità e molti di loro, per questo motivo, si sottopongono a sterilizzazione volontaria.
IL MOVIMENTO “NO KIDDING” “No kidding ” è un’associazione volontaria non a scopo di lucro per le coppie e i singles che per una ragione o per l’altra, non hanno mai avuto bambini. “No kidding “nasce a Vancouver (Canada) nel 1984 e da allora si è diffuso in numerosi paesi (Stati Uniti, Australia, Bangladesh, Belgio, Brasile, Inghilterra, Irlanda, Francia, Hong Kong, India, Italia, Nuova Zelanda, Filippine, Montenegro, Taiwan). L’adesione è aperta a tutti gli adulti che non sono mai stati genitori, senza distinzioni di sesso, età, razza, colore, etnia, stato civile, idee politiche, religione, orientamento sessuale, abilità fisica o psichica, livello sociale, culturale ed economico, lingua. Possono diventare membri di “no kidding” anche persone senza figli legate ad un partner che ne ha. Il partner con figli potrà unirsi alle attività dell’associazione solo se espressamente invitato e pagando la quota prevista per i non membri. Avrà la possibilità di assistere alle riunioni e di intervenire ma non avrà il diritto di voto. I membri della sessione di Vancouver hanno dai 20 ai 70 anni ma la maggioranza di loro ha tra i 30 ed i 40 anni. Sono ugualmente rappresentati uomini, donne, coppie e single. La maggioranza dei membri ha riflettuto a lungo e con sofferenza su un’eventuale paternità o maternità e molti di loro hanno concluso che per diverse ragioni non faceva al caso loro. Altri membri sono ancora nella fase di riflessione, altri ne avrebbero voluti ma non ci sono riusciti ed altri ancora hanno deciso che avranno dei figli in futuro ma al momento sentono di non essere pronti malgrado le pressioni dei parenti e degli amici. Tutti si sono iscritti a “no kidding” per frequentare altre persone che possono essere spontanee, che possono parlare tranquillamente al telefono senza interruzioni e che sanno che non li stresseranno mai parlando di bambini tutto il tempo. Alcuni membri di “no kidding” amano i bambini, altri sono neutri ed altri ancora li detestano.
BIBLIOGRAFIA AAVV, 1989, “Manuale di ginecologia ed ostetricia”, Vol. 1, Roma, Società Editrice Universo. A.A.V.V., 2006, “No Kidding”, in www.nokidding.net A.A.V.V. 2006, “Sterilizzazione e contraccezione”, in www.centrocultvp.com BERKOW R., 1984, “Manuale Merk di diagnosi e terapia”, Edizioni Scientifiche Internazionali, Roma Bonazzi F., 2001, “Dink. La generazione delle coppie Doppio Reddito, Niente Bambini”, Roma, Castelvecchi Bronfenbrenner U., 1979, “The ecology of human development”, Cambridge, Harward University Press Callan V.J., 1983, “The volountarily childless and their parenthood and childlessness”, Journal of Comparative Family Studies, 14, 87-96. Campbell A., 1999, “Childfree and sterilized: women’s decision and medical reponses”, London, Cassell. Canetti E., 1995, “Massa e potere”, Milano, Adelphi. CASELLA P.- BONAZZI F. (2006), “Generazione Dink”, in www.caffèeuropa.it CERRI E., 2006, “Vasectomia o sterilizzazione maschile”, in www.giovani.it CORVI G.,1990, “Dizionario dei termini di medicina”, Edizioni Mediche Italiane, Pavia DE ROSE A.F., 2006, “Vasectomia...anche reversibile”, in www.clicmedicina.it Galimberti C., 1985, “Il processo di formazione della coppia” in E. Scabini (a cura di)“L’organizzazione famiglia tra crisi e sviluppo”, Milano, Angeli, 131-174. Gerson K., 1985, “Hard choices: how women decide about work,career and motherhood”, Berkeley, University of California Press. Llewellyn- Jones D., 1984,“La salute della donna dalla A alla Z”, Laterza & Figli Spa. Quaglia R., Longobardi C., 2005, “Childless. Gli amanti delle culle vuote” in Psicologia Contemporanea n.190, 6-13, Giunti. TROMBA C., 1997, “Odore di prigione per chi chiude le tube”, in Tempo Medico n. 551, in www.tempomedico.it
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